CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

27.01.2018

Il cotechino di Toffalori è primo e imbattibile ormai da tre anni

È Paolo Toffalori il maestro dei cotechini. La giuria del Premio Codeghìn di San Pietro in Cariano, domenica 21 ha premiato di nuovo il tagliatore di pellame di Corrubbio, che perpetua la tradizione paterna nella preparazione di salumi casalinghi. Una tradizione che rispetta con religiosa attenzione, selezionando personalmente tagli di carne e condimenti di alta qualità. Una ricetta vincente, la sua, che in tre partecipazioni al concorso gli ha fatto conquistare un secondo e due primi posti. Il segreto? Domanda inutile: «Ognuno ha il suo», e se la ride di gusto. Come di gusto hanno assaggiato il suo capolavoro gastronomico i 10 giurati del concorso, che gli hanno assegnato 238 punti, validi per il titolo e per il Magnum di spumante Gewurztraminer metodo Martinotti della Cantina Valdadige. Al secondo posto, la Compagnia Martini, 222 punti e una bottiglia di Celeber Trento Doc Millesimato 2012 blanc de blancs della produzione Valdadige. Terzo, Enzo Zamperini, con 209 punti. A dare spessore «giuridico» all’evento, titoli e premi sono stati consegnati, con garbo ed ironia, dagli avvocati del Foro di Verona Guariente Guarienti e Massimo Galli Righi, pure rappresentanti (su opposte sponde) della politica veronese. Guarienti è tornato in giuria dopo un anno di assenza. «Sono tornato», ha detto ammiccante, «per non lasciare il cotechino alla destra». E mentre all’osteria Al Ponte i salmi finivano in gloria, davanti al locale il popolo famelico dava fondo a quintali di succulente porzioni di pane e salume, con o senza crauti, con cui l’Eletta Confraternita del Cotechino omaggia tutti gli anni, la terza domenica di gennaio, i partecipanti. È un popolo variegato e fedele, quello che si presenta puntuale a San Pietro per la manifestazione. L’avvocato Werner Klein e la moglie Siggi, tedeschi di Monaco di Baviera, non mancano un appuntamento da 22 anni. Wurstel o cotechino? «Non c’è confronto», rispondono salomonicamente, «il wurstel fa parte della nostra tradizione ma quando siamo qui il cotechino è il miglior salume del mondo». La festa dedicata al re delle tavole nostrane ha 31 anni. Era infatti una fredda sera di metà gennaio del 1985 e dietro al bancone del bar trattoria «Al Ponte» c’era ancora Giuseppe Beltrame. Ai tavoli la discussione era come al solito animata. Quando si parlava di cotechini poi, ognuno aveva da dire la sua per difendere quello che aveva in casa: « più buono il mio», «Neanche da mettere col mio!», «Te sì un codeghìn». Insomma tra Mario Zampini detto «damigiana», Sandro Perotti «sindaco», Giovanni Trevenzoli «el farmacista», Claudio Benetti «ingegner» e altri assidui frequentatori del locale, un po’ tutti, bene o male, produttori di insaccato fai da te, non si riusciva a stabilire di chi fosse il cotechino perfetto. Ognuno era troppo arroccato sulle proprie cotiche per cedere agli altri. Si decise così di affidare l’ardua sentenza agli avventori della trattoria. La domenica successiva, terza del mese, ogni contendente avrebbe portato un paio di esemplari del proprio salume per gli assaggi e sarebbe stata la gente a decidere il più buono. Quella fu la prima edizione, informale, del premio. • G.R.

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1