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30.06.2017

Concorrenza estera e prezzo
Cerasicoltori in ginocchio

A San Pietro la «mora» non piace. O meglio: la mora della Valpolicella è bella, dolce e polposa quanto le more più celebrate, come quella di Cazzano o la moretta di Vignola, ma non incontra i favori di chi la distribuisce sul mercato. Eppure la ciliegia nostrana si trova al dettaglio a cifre superiori ai 5 euro al chilo, ma i produttori valpolicellesi al posteggio devono accontentarsi di un euro, se va bene.

Al mercato cerasicolo di San Pietro in Cariano si sta vivendo una stagione da dimenticare. A frutta buona e perfetta, non corrispondono i prezzi. «Di fronte a ciliegie peggiori», dicono Ida Lonardi e il marito Sante Lavarini, produttori di San Rocco di Marano, «si arrivava a tre euro e cinquanta al chilo, oggi invece, seppure le ciliegie siano belle, croccanti e dolci, la media si aggira intorno all’euro». Facendo un po’ di conti, ciò significa che oggi il prezzo al commercio oscilla tra gli 80 centesimi e l’euro e 30 al chilo. «Se proprio hai ciliegie come albicocche, arrivi a due euro», assicura Lonardi «Con un chilo di more, praticamente si prende appena un caffè al bar».

Se si confermasse questo trend, a qualche produttore converrebbe lasciare i frutti sulla pianta. «Eppure le nostre ciliegie da qualche parte vanno, se al posteggio non ce le hanno mai restituite», aggiungono i due cerasicoltori. «Dicono che non vanno bene, che sono troppo piccole, ma alla fine le caricano». A quanto pare, i commercianti tirano troppo al ribasso: «A noi le pagano un euro al chilo, ma al dettaglio le troviamo anche a 7», sottolineano i Lavarini. Ida aggiunge: «Sono stata in vari supermercati del veronese ad acquistare cestini di ciliegie. Quello che più mi ha fatto arrabbiare è stato constatare quali vengono vendute con il marchio di prima categoria. A casa mia quelle di “prima” sono le più belle, non quelle di scarto. È così che si valorizza la ciliegia italiana?». A questo punto il gioco non vale la candela. «Curiamo, concimiamo, trattiamo il ciliegeto e se a tutto questo aggiungiamo le spese di manodopera per la raccolta, ci conviene lasciare le ciliegie sulla pianta: a meno di 2 euro al chilo non si rientra delle spese sostenute».

Il presidente del mercato delle ciliegie di San Pietro in Cariano, Piero Bertagnoli, commenta: «Di questo passo le cooperative dei cerasicoltori sono destinate e morire tutte. Le ciliegie oggi arrivano dall’Albania e dall’Ungheria e a pochi centesimi al chilo. Una volta sbarcate sul nostro territorio nazionale, diventano automaticamente italiane. A questo punto, si dovrebbe vietare ai grossisti di acquistare all’estero mentre qui siamo in piena produzione». Lonardi chiama in ballo proprio le cooperative. «I mercati cerasicoli devono essere più uniti e fare corpo comune nella battaglia per i prezzi al commercio. Non si può fare morire la nostra cerasicoltura. Morta quella, qui cresceranno solo sterpaglie. È inutile che ci dicano di riconvertire le colture con peschi e albicocchi: prima che un nuovo impianto vada in piena produzione ci vogliono almeno 10 anni». L’ultimo sfogo amaro è di Lavarini: «La cerasicoltura è alla canna del gas. Drosophila suzukii, pioggia, grandine: un rimedio si trova. Ma contro i prezzi che ci impongono non abbiamo vie di scampo».G.R.

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