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16.07.2018

Campi sempre più «bio» e la Valpolicella fa scuola

Irrorazione in un frutteto
Irrorazione in un frutteto

Ha destato molto interesse la serata proposta, all’Istituto agrario di Caldiero, dal movimento Noi per Colognola e dall’associazione Terra viva, sul rapporto «Fitofarmaci e salute». Una questione sulla quale, nelle campagne della provincia, ci si interroga da tempo, anche alla luce delle recenti normative che mettono al bando diserbanti, erbicidi e altre sostanze nelle zone a verde pubblico. «L’Unione Europea sostiene che c’è un modello di agricoltura dominante che non è più sostenibile per la salute umana», ha premesso Antonio Zambaldo, moderatore dell’incontro, «pertanto si cerca di privilegiare metodi non chimici e il meno rischiosi possibile per la nostra salute». L’argomento è stato affrontato con vari esperti per chiarire ogni aspetto: i docenti dell’istituto, Giulio Zanetti e Nicola Piccolboni, l’oncologo Roberto Magarotto, l’agronomo Renzo Caobelli e Giuseppe Poiesi, assessore all’ambiente di San Pietro in Cariano. Zanetti ha premesso: «Sono fitofarmaci gli antiparassitari, i funghicidi, gli insetticidi, i diserbanti, molluschicidi, fitoregolatori, repellenti, battericidi e altri», dichiarando che «oggi non si impiegano più in grandi quantità come in passato sia per i costi che per l’ambiente». Piccolboni ha fatto presente che «le ditte produttrici cercano di fornire fitofarmaci sempre più selettivi per tutelare la salute», aggiungendo che «l’uomo può entrarvi in contatto per assorbimento cutaneo, inalazione o per via orale a seconda dell’impiego»; ha, inoltre, detto cosa si può fare per usare queste sostanze in modo da contenere i danni: «È importante formare gli operatori per limitare l’utilizzo dei fitofarmaci e va diffusa la cultura del biologico e biodinamico che realizza un’agricoltura a impatto zero. I cittadini devono essere portati a prendere coscienza delle implicazioni su salute e ambiente che derivano dall’uso dei fitofarmaci, promuovendo da parte degli enti locali prassi di gestione di spazi pubblici con metodi a basso o nullo impatto ambientale». Il dottor Magarotto ha illustrato i potenziali effetti di questi prodotti sulla salute: «A determinate dosi e a seconda dell’esposizione, possono causare interferenze endocrine interagendo col sistema ormonale, provocando, tra l’altro, sviluppo puberale precoce e una diminuzione della fertilità maschile. Tra gli effetti possibili ci sono anche danni neurologici, dai disturbi di attenzione e comportamento fino al Parkinson, oltre a danni respiratori. Possono comportare pure effetti cancerogeni in chi per lavoro vi si espone, e nei bambini neoplasie come le leucemie». Magarotto ha fatto notare che «in Svezia, dove dal 1970 sono stati messi al bando diversi pesticidi, da allora i linfomi sono in netto calo», aggiungendo che «anche da noi alcune sostanze sono già state eliminate». Dopo aver ricordato che «nelle aree pubbliche c’è il divieto del Ministero della salute dal 2016 di usare fitofarmaci», si è passati alle misure adottate in Valpolicella dove, per Poiesi, «si sono ottenuti grandi risultati con un apposito regolamento, stilato un anno fa tra associazioni di categoria e ambientalisti e attuato in un territorio dove le vigne sono ormai monocoltura. È un disciplinare che ora stanno approvando anche i comuni vicini». Caobelli ha fatto presente che «il regolamento è rispettato da agricoltori e giardinieri e richiede la collaborazione dei cittadini, autorizzati a fare segnalazioni ai vigili». •

Monica Rama
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