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11.12.2017

Beghini al tavolo della legge sulle aziende vitivinicole

Verona e Asti lavorano a una legge a sostegno di chi rappresenta l’eccellenza della produzione enologica italiana: la crescita delle piccole e medie aziende agricole, viaggia sull’asse Veneto-Piemonte. I sistemi vitivinicoli piemontese e veneto si sono infatti incontrati mercoledì scorso a Roma, al Senato, in occasione del convegno «Vino e diritto», promosso dal senatore Michelino Davico (Federazione della Libertà), a cui ha partecipato anche il presidente della Commissione agricoltura del Senato, Roberto Formigoni, per un aggiornamento sul diritto vitivinicolo e in particolare per ragionare sulla necessità di innovare il sistema di autorizzazioni all’impianto. L’iniziativa, promossa da Davico, con il supporto dell’avvocato Alessia Beghini del foro di Verona, con studio a San Pietro in Cariano, ha permesso di compiere un importante passo avanti nella messa a punto del disegno di legge pensato per favorire la crescita e il rafforzamento delle piccole e medie aziende agricole. Se da una parte l’esempio virtuoso delle Doc piemontesi, illustrato dall’ avvocato Fabrizio Brignolo, già sindaco di Asti, è basato sull’introduzione di criteri di priorità mirati a favorire la crescita delle aziende piccole e medie, con vocazione biologica, a fare da contraltare, in Veneto sono emerse le criticità evidenziate dal sistema nazionale di cui, dati alla mano, ha dato conto Luca Furegon, dirigente dell’Area tecnica di Avepa, l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura. Il presidente del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, Filippo Mobrici, ha inoltre sottolineato «l’importanza della tutela del patrimonio vitivinicolo ai fini della prevenzione dello sbilanciamento della produzione nazionale». L’avvocato Francesco Aversano, esperto in diritto agroalimentare, ha invece messo l’accento sull’importanza del rispetto dei criteri di qualità e degli standard che assicurino la piena sicurezza nella filiera del vino. «Oggi abbiamo unito le forze di due regioni, il Piemonte e il Veneto», ha concluso Davico, «che sono tra i motori trainanti dell’intero settore e abbiamo ottenuto alcune preziose indicazioni per completare il nostro disegno di legge in materia. Il tavolo resta aperto per coinvolgere i rappresentanti delle altre regioni e valutare insieme tutte le istanze». ATTRAVERSO il disegno di legge in esame si vogliono innanzitutto snellire e velocizzare i tempi delle procedure, «e allo stesso tempo fare in modo che le nuove autorizzazioni all’impianto non vengano distribuite a pioggia, ma vadano piuttosto a rafforzare aziende piccole e medie che hanno le potenzialità necessarie per garantire una produzione di alta qualità», sottolinea l’avvocato Beghini, «per questo, nel testo, parliamo di conoscenze e competenze degli imprenditori agricoli garantite da titoli di studio e frequenze a corsi di formazione. I terreni per nuovi vigneti devono essere localizzati lontani da grandi arterie viarie, industrie o siti inquinanti. Chiediamo come criterio di priorità che l’azienda sia in possesso di certificazione biologica o applichi il sistema agricolo integrato, biodinamico, sostenibile e a basso impatto ambientale per la produzione di vino naturale». • G.R.

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