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19.06.2017

Quelle «Mani di libertà»
tengono viva la memoria

«Mani di libertà» al teatro Bianchi. Lo spettacolo verrà riproposto in luglio ad Arbizzano, Palazzolo di Sona e Settimo
«Mani di libertà» al teatro Bianchi. Lo spettacolo verrà riproposto in luglio ad Arbizzano, Palazzolo di Sona e Settimo

Tutto esaurito e applausi a scena aperta al teatro Bianchi di Pescantina per il nuovo debutto di Mani di libertà, spettacolo riproposto dopo dieci anni dal Gruppo Popolare Contrade. Ancora una volta la compagnia di Pescantina vince la scommessa, ma una volta tanto il rischio non è consistito nell’ardire di proporre un testo nuovo o innovativo, ma nel coraggio di presentare, o meglio, ripresentare, un testo che aveva debuttato oramai dieci anni fa.

«Non si è trattato», commenta Delio Righetti, regista della commedia e autore con David Conati, «di un’operazione nostalgia, ma del recupero della memoria di vicende legate alla nostra storia che cadrebbero nell’oblio se non ci fosse chi si prende la briga di ricordarle, o farle conoscere per la prima volta a chi avrà a sua volta il compito di trasmetterle alle generazioni future». Lo spunto che fa nascere lo spettacolo è un fatto noto: la deportazione di soldati italiani in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943 e il ritorno, per chi ce la fece, due anni dopo, finita la guerra: uomini magri e malati, provati da ciò che avevano visto e patito nei campi di prigionia e lavoro.

La deportazione è un fatto talmente noto da non necessitare di commenti o di parole, come ben sintetizza la scena iniziale, dove con il solo accompagnamento musicale e la gestualità degli attori si introduce il contesto storico, senza bisogno di una parola che lo spieghi. E anche l’interpretazione dal vivo da parte di Rosa Maria Carli alla fisarmonica e di Giuseppe Dal Fior al basso delle musiche originali di Giannantonio Mutto hanno reso il contesto ancora più coinvolgente.

«CIÒ CHE È MENO NOTO», continua Righetti, «è quanto accaduto a Pescantina, dove in seguito alla fine della guerra, su iniziativa spontanea e popolare, nacque un centro di accoglienza per i soldati che rientravano in Italia in seguito alla deportazione».

Ed è questo ciò che lo spettacolo ci fa conoscere: vite di semplici abitanti di Pescantina che vanno ad intrecciarsi con quelle di uomini che ritornavano in patria con la speranza di una vita migliore. E a prepararli a una vita migliore, restituendo loro una dignità e un’umanità che andava sparendo, sono stati proprio gli abitanti di Pescantina, armati di tanta buona volontà che andava a compensare la mancanza di mezzi e risorse. Tante le vicende che si intrecciano in questa storia ma, nessuna di queste, né tra quelle più allegre e spensierate, né tra quelle più cupe e tristi, acquista più importanza sulle altre. Un po’ per mantenere viva la coralità degli spettacoli tanto cara alla compagnia, un po’ per ricordarci che le tante storie di vita quotidiana raccontateci nascono e si intrecciano sullo sfondo di una Storia ben più grande.

«Abbiamo voluto trasmettere questo messaggio», conclude Righetti: «sono le piccole vicende quotidiane di un paese di provincia a fare da sfondo a un capitolo fondamentale della nostra storia. E gli ampi consensi, i calorosi applausi a scena aperta che hanno accompagnato la rappresentazione ci fanno pensare che il pubblico accorso lo abbia capito e apprezzato».

La commedia sarà replicata l’8 luglio a Villa Albertini di Arbizzano; il 15 luglio a Palazzolo di Sona; il 22 luglio a Villa Bertoldi di Settimo di Pescantina.

Lino Cattabianchi
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