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09.02.2019

Otto anni per la bonifica di Ca’ Filissine

La discarica di Ca’ Filissine a Pescantina
La discarica di Ca’ Filissine a Pescantina

Ci vorranno otto anni dall’inizio dei lavori, dopo l’assegnazione dell’appalto da parte di Sogesid spa, società del ministero dell’Ambiente che gestirà l’intervento, prima di vedere i primi risultati della bonifica e messa in di sicurezza della discarica di Ca’ Filissine. E dovranno essere trasportati materialmente nel sito 800mila metri cubi di «apporti», tecnicamente materiali non classificabili come rifiuti e cioè sabbia e ghiaia, prima di vedere la ricomposizione di Ca’ Filissine, la discarica chiusa dall’agosto del 2006 dal tribunale di Verona, a causa dell’inquinamento da ammoniaca, rilevato al pozzo M7. «Dopo otto anni di lavori», ha spiegato il progettista, ingegner Emanuele Albrigi dello studio Georicerche, «potrà nascere un’area verde, ma che non si potrà destinare a uso agricolo perché sulle ex discariche ciò non è consentito». Questo uno dei passaggi significativi della presentazione del progetto di bonifica e messa in sicurezza della discarica di Ca’ Filissine, al teatro comunale di piazza degli Alpini, che ha fatto registrare qualche contestazione da parte del Movimento Ambiente & Vita. «Da discarica strategica per il Veneto, dove in tempi di emergenza si scaricavano anche i rifiuti indifferenziati di Venezia e Verona a ex discarica, come ormai la definisce la Regione Veneto, ci sono voluti più di trent’anni», ha esordito il sindaco Luigi Cadura, che ha ripercorso l’iter progettuale. Dalla decisione di non asportare rifiuti per riparare la falla nel fondo della discarica a quella di eliminare il percolato esistente, arrivato a circa 35 metri di altezza, ed evitare la formazione di nuovo percolato, operazione per la quale sono in preventivo, nel progetto di bonifica, 8 milioni di euro. «Un cammino lungo», ha puntualizzato il sindaco, «che ha portato prima al progetto del 2015, per la cui parte finanziaria era previsto ancora il conferimento di rifiuti, fino alla ricerca di fondi al ministero dell’Ambiente, i 65 milioni di euro che ora rendono possibile questa variante progettuale con una bonifica della discarica senza apporto di rifiuti». Nel merito del progetto di bonifica, l’ingegnere Albrigi ha illustrato le varie fasi. L’intervento è in quattro fasi, in parte contemporanee: l’asportazione del percolato; la creazione di un profilo per consentire il deflusso delle acque meteoriche senza che queste ricadano nel catino della discarica dando origine alla formazione di nuovo percolato; la captazione delle acque meteoriche. Tutte queste tre precedenti saranno accompagnate dalla creazione di una barriera di ossigeno in falda con la tecnica dell’air sparging che resterà in funzione fino al 38° anno dall’inizio dei lavori. «Si dovrà procedere», ha precisato il tecnico, «alla realizzazione di una strada perimetrale tutto attorno all’area di discarica, alla costruzione di pozzi di emungimento del percolato e ci saranno 30 punti di iniezione dell’ossigeno a 70-75 metri di distanza, con una pressione di 2,2 atmosfere. Il percolato sarà trattato altrove, in centri specializzati del Veneto e della Lombardia. Per farlo qui sarebbe necessario reperire altri spazi perché quelli all’interno della discarica sono insufficienti. Il profilo finale dell’area non sarà più alto dell’attuale e il materiale che sarà usato per la ricomposizione dovrà essere verificato con analisi chimiche e geotecniche, ogni mille metri cubi. Poi si procederà alla copertura definitiva». Il periodo di realizzazione della bonifica e messa in sicurezza di Ca’ Filissine è stimato in otto anni di lavori e di trenta di gestione del post intervento. «Questo», conclude Cadura, «è il primo progetto che prende atto della chiusura della discarica». •

Lino Cattabianchi
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