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06.12.2018

Ecco l’impatto delle due dighe sull’Adige

Ecco come potrebbe diventare il ponte diga di Arcè, nel rendering di TechnitalL’ingegner Simone Venturini presenta il progetto per il ponte diga di Settimo
Ecco come potrebbe diventare il ponte diga di Arcè, nel rendering di TechnitalL’ingegner Simone Venturini presenta il progetto per il ponte diga di Settimo

Ponti diga di Arcè e Settimo al centro dell’attenzione: il tema, che ha destato molte perplessità in relazione all’impatto ambientale sul fiume Adige, sarà affrontato questa sera alle 20.30 in sala consiliare, a Pescantina. Saranno presenti i comitati spontanei di Settimo, Arcè, Rovejago e Prà da riso; Legambiente Verona; Salviamo il paesaggio Verona; le due amministrazioni di Pescantina e Bussolengo e le forze politiche del territorio. Intanto l’ingegner Simone Venturini di Technital, progettista degli impianti che ha anche presentato nelle serate di informazione a Settimo, Bussolengo e San Vito al Mantico, anticipa le risposte alle criticità emerse. LARGHEZZA DEI PONTI «Una delle più ricorrenti osservazioni nel corso delle presentazioni pubbliche», dice Venturini, «riguarda la dimensione dei ponti. L’esigenza di gestione delle opere è limitata a un ponte largo 4 metri. Ogni altra soluzione che preveda sezioni maggiori è da concordare con i Comuni, titolari dell’opera e della sua regolamentazione in termini di viabilità». Le ipotesi emerse durante gli incontri, va ricordato, sono: a Settimo un ponte carrabile con marciapiede e pista ciclopedonale per una larghezza complessiva di 8,5 metri, senza passerella di servizio, a senso unico alternato; ad Arcè un ponte carrabile largo quattro metri, a senso unico alternato, senza marciapiede e senza pista ciclopedonale. LA STRADA ALZAIA Un altro elemento sotto i riflettori, l’impatto dei nuovi ponti sulla strada alzaia. «Ricordo», dice il progettista, «che la strada alzaia è un elemento fluviale, su sedime demaniale, spesso soggetto ad allagamenti da parte del fiume. La strada alzaia ha una funzione di elemento di continuità della percorribilità di sponda per i mezzi di manutenzione del Genio civile per la rimozione delle vegetazione spontanea, pericolosa per la sicurezza dei ponti. Va perciò assolutamente mantenuta». Per Settimo, la previsione di progetto è quella di rialzare il breve tratto di alzaia tra la piazzetta e il ponte a quota 73,5 metri sul livello del mare, cioè alla stessa quota della piazzetta. A monte della pizzetta di Settimo, la strada alzaia verrà pavimentata per collegarla alla pista ciclopedonale che porta a Pescantina. La strada alzaia nei pressi del ponte di Arcè oggi degrada trasversalmente dalla quota del piano campagna a ridosso del muro arginale del fiume fino al fiume. La previsione di progetto è quella di rialzare la strada alzaia a quota 79,5 metri risalendo verso monte, fino alla fine dell’abitato. Si prevede che il livello di regolazione di 80 metri venga mantenuto dal muro laterale dello scivolo delle canoe o della scala di risalita dei pesci, che proseguirà verso monte per 650 metri. IL CORSO DEL FIUME L’aspetto del fiume dopo gli interventi è un altro punto di accesa discussione. Precisa Venturini: «L’Adige assumerà a monte delle due traverse una configurazione non molto differente da quella che il fiume ha sempre avuto prima che venisse realizzato il Canale Biffis che sottrae permanentemente al fiume, alla presa di Ala, con una portata di 135 metri cubi al secondo. Con quella portata, oggi il fiume avrebbe sempre un livello più alto, prossimo a quello che verrà stabilito con le paratoie di progetto. Ciò che si vedrà, sarà un fiume sempre ricco d’acqua, navigabile, con zone sulle rive, dove potranno insediarsi fauna e flora acquatica perché ubicate in un contesto umido e non soggetto alla continue variazioni di livello che oggi il fiume ha, con prolungati periodi di secca». Un effetto, secondo Venturini molto positivo sul fiume. «Il progetto», conclude l’ingegnere, «porterà a una rinaturalizzazione del fiume, come oggi si presenta il Mincio o lo stesso Adige a monte del Chievo». «Non si ripeteranno più le magre degli ultimi anni», conclude l’ingegnere, «quando il fiume si poteva passare a piedi, con vaste zone di torba maleodorante depositata sul fondo, e moria di pesci e di fauna sulle sponde». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lino Cattabianchi
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