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31.12.2017

Noemi, la donna dei vigneti

La Cantina sociale di San Pietro in Cariano in una vecchia cartolinaNoemi Zorzoni: nata nel 1915 a San Floriano, si è spenta il 18 marzo di quest’anno
La Cantina sociale di San Pietro in Cariano in una vecchia cartolinaNoemi Zorzoni: nata nel 1915 a San Floriano, si è spenta il 18 marzo di quest’anno

Camilla Madinelli Guidava l’automobile e persino il trattore quando le donne con la patente erano in generale poche, figuriamoci nella Valpolicella contadina di sessant’anni fa. Nel vigneto andava insieme al marito e con lui sceglieva i trattamenti da fare alle piante. Quando era tempo, organizzava la vendemmia. E partecipava ad assemblee e riunioni della Cantina Sociale di San Pietro in Cariano, della quale era socia insieme al consorte, Giuseppe Lonardi. È stata una pioniera, Noemi Zorzoni. Nata il 24 gennaio 1915 a San Floriano, alla corte detta La Bertana, era la settima degli 11 figli di Luigi e Cecilia Lonardi. Una donna pratica, schietta e longeva, Noemi. È vissuta fino al 18 marzo 2017, quando è spirata all’età di 102 anni. Giusto in tempo per godersi, con calma, un ultimo primato: essere la socia più anziana della cantina carianese e vedersi immortalata nel libro Vita e Viti con cui la cooperativa vinicola, tra 2015 e 2016, ha festeggiato i primi 70 anni di attività. Fino a qualche decennio fa, ma in particolare tra il 1950 e la fine degli anni Settanta, Zorzoni fu una delle poche donne a prendere parte alle assemblee generali della Cantina Sociale. La sua personalità spiccò in un ambiente prettamente maschile: lei dette voce alle donne, insieme a poche altre pioniere che, come lei, segnarono un’epoca di passaggio e grandi cambiamenti sociali. Andava assiduamente alle riunioni, Noemi. All’inizio insieme e poi al posto del marito, gran lavoratore ma di carattere schivo. Lui rimaneva a casa, a Prognol, nella vallata di Marano, piccolo borgo rurale vicino Valgatara. Lei non saltava mai un incontro. «Che c’è di strano, se alle riunioni andavo io?» diceva un paio d’anni fa, già centenaria. «È vero, di donne ce n’erano pochissime, ma io non mi facevo problemi. Del resto, le mogli possono e devono tenere le redini dell’attività insieme ai mariti, se di quella attività sono parte attiva. Io e Giuseppe abbiamo aderito alla Cantina Sociale nel 1954: era stata una stagione difficile, l’uva era scadente e nessuno la comprava. Siamo andati a San Pietro per capire cosa si potesse fare, ci siamo fatti soci ed è partita l’avventura. Non ce ne siamo più andati». FU COSÌ che Noemi Zorzoni iniziò ad andare nella sede della cooperativa di San Pietro alla guida della sua Fiat Seicento. Si sedeva in prima fila, stava attenta, si dimostrava preparata sui dati di bilancio se quel punto era in discussione. Diceva la sua se non era d’accordo su qualcosa, chiedeva lumi se non capiva alcuni passaggi. Poteva capitare, anche, che strigliasse i membri del consiglio di amministrazione. Applaudiva convinta, però, se scelte e risultati erano meritevoli. Lei stessa, memoria di ferro anche a 100 anni, ricordava «baruffe fenomenali quando l’uva non veniva pagata oppure non si capiva dove fosse finita». Ammetteva che alla Cantina a San Pietro andava sempre volentieri. Partecipare alla vita associativa le piaceva, eccome. «Mi divertivo» raccontava. «Mio marito, invece, tornava a casa di malumore dalle riunioni oppure diceva che non aveva capito nulla. Io ascoltavo e, se non capivo, chiedevo. Essere presente era un modo per stare insieme ad altri contadini, sentire come andava il mercato e cosa stava cambiando, come potevamo migliorare il nostro lavoro. Ci sentivamo in famiglia e diventammo più consapevoli del nostro ruolo nell’economia di un territorio come la Valpolicella. Nel corso degli anni siamo diventate più numerose, noi donne, anche se eravamo sempre in netta minoranza rispetto agli uomini». Noemi sposò il suo Giuseppe nel 1936, nella pieve romanica di San Floriano. Insieme a lui gestì per decenni l’azienda agricola a Prognol. Il marito era nato nel 1909 ed era stato in guerra, nei bersaglieri. In Noemi Giuseppe Lonardi trovò una moglie e un braccio destro in tutto. Non ebbero figli e i campi, alla morte di lui nel 1989, furono affidati ad alcuni nipoti. Rimasta vedova, Noemi si ritirò nella sua corte, a curare le piante dell’orto e del giardino. In casa preparava torte favolose, a detta dei familiari, complici le ricette della tradizione contadina che custodiva gelosamente. Non diceva di no a un bicchiere di vino durante i pasti, purché fosse buono. Da centenaria, leggeva le etichette senza nemmeno l’aiuto degli occhiali. «Io ci vedo bene, perbacco», diceva, sorridendo. Subito dopo, sempre sorridendo, ti sussurrava all’orecchio: «Un vino buono, comunque, lo so riconoscere anche senza leggere sulla bottiglia». •

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