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10.01.2019

Tumori al cervello, la terapia funziona

Il macchinario per il trattamento delle metastasi cerebrali e l’équipe di Negrar
Il macchinario per il trattamento delle metastasi cerebrali e l’équipe di Negrar

Funziona. Una nuova tecnica di radioterapia applicata sulle metastasi cerebrali che vede l’Italia all’avanguardia nel mondo, con Verona e la Valpolicella in prima linea, si è dimostrata in grado non solo di colpirne molte contemporaneamente, ma anche di riuscire a bloccarne la progressione. Lo stanno a dimostrare i primi dati raccolti dall’Unità operativa complessa di Radioterapia oncologica dell’ Ircss Sacro Cuore Don Calabria, diretta dal professor Filippo Alongi, e pubblicati in questi giorni sul Journal of Cancer Research and Clinical Oncology. Questi dati positivi arrivano dopo l’avvio nel 2017, all’ospedale di Negrar come primo centro al mondo, di un innovativo sistema di trattamento delle metastasi cerebrali multiple studiato per offrire un’alternativa valida alla sola terapia palliativa, finora usata per prevenire o lenire i sintomi neurologici. Questo sistema si avvale di un software - si chiama Hyperarc ed è stato prodotto dalla multinazionale statunitense Varian - che è stato integrato all’apparecchiatura di radiochirurgia. LA RICERCA Il team di ricerca guidato dal quarantenne primario negrarese ha raccolto gli studi sul trattamento di 64 pazienti, per un totale di 381 metastasi encefaliche. A una prima visita di controllo, avvenuta a distanza di due mesi dall’intervento, nel 99 per cento dei casi si è manifestata una risposta al trattamento. «Ciò significa che in quasi tutti i pazienti seguiti in questa ricerca», spiega il professor Filippo Alongi, «si è verificato un blocco nella crescita delle metastasi, un ridimensionamento delle loro dimensioni oppure una remissione parziale o completa delle lesioni trattate. Inoltre, non sono stati riportati effetti collaterali significativi». Secondo il direttore della Radioterapia oncologica, che è anche professore associato all’Università di Brescia, si tratta di «risultati ragguardevoli» che ora aprono nuovi e interessanti scenari. «Lo studio fotografa una situazione molto positiva e porta verso potenzialità che possiamo ulteriormente esplorare», afferma Alongi. Lo specialista rivela infatti che la ricerca non finisce qui, anzi. «Stiamo continuando ad arruolare pazienti e ad oggi siamo arrivati a trattare 500 lesioni tumorali cerebrali. Rimangono in realtà ancora da capire molte cose, a partire dalla durata nel tempo degli effetti di questa terapia radioterapica». LA TECNICA La radiochirurgia è una tecnica radioterapica non invasiva che permette di irradiare piccole lesioni tumorali con un’elevata dose di radiazioni. Da alcuni anni questa tecnica viene utilizzata al posto della radioterapia convenzionale in alcuni tipi di metastasi e si è iniziato a utilizzarla anche per quelle al cervello in pazienti selezionati. Finora, però, era possibile curare una sola metastasi alla volta e le sedute dunque erano non solo lunghe, ma anche numerose. Con il rischio, inoltre, di dilazionare troppo i tempi di cura. Grazie al software Hyperarc, invece, in certi casi è possibile trattare contemporaneamente più gruppi di cellule maligne nel cervello. «Questa metodica permette di colpire in un’ unica seduta di tre minuti fino a 10 metastasi intracraniche contemporaneamente, in modo non invasivo, senza anestesia e senza bisogno di bisturi», spiega il professir Alongi. Per chi deve curarsi, questa tecnica rappresenta un’opportunità enorme, non solo in merito alle prospettive terapeutiche, ma anche sul fronte dei costi e dei problemi logistici che spesso accompagnano l’accesso a tali terapie. L’ospedale di Negrar è stato il primo al mondo a usare il software della Varian e vuole tenere per sé anche il primato scientifico nello studio clinico in questo campo. «Dopo di noi sono partiti ospedali e centri di ricerca negli Stati Uniti e nel Regno Unito, che tutt’ora hanno una casistica di pazienti minore della nostra», conclude il primario di Negrar. •

Camilla Madinelli
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