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20.12.2017

La madonnara sfida il freddo e sale sul podio

Opera con i gessetti di Stefania Frigo
Opera con i gessetti di Stefania Frigo

Camilla Madinelli I rigori dell’inverno non fermano la madonnara di Negrar Stefania Frigo. Ai tanti riconoscimenti ottenuti in giro per il Nord Italia ha aggiunto di recente il terzo premio ricevuto a Casez, nella trentina Val di Non, al concorso d’arte estemporanea Pom’Arte abbinato alla fiera cultural gastronomica Pomaria. Il 26 dicembre Frigo sarà a Maerne, nel Veneziano, invitata dall’associazione di volontariato Amici di Simone. Il 28 e 29 dicembre, invece, sarà a Grado, in Friuli, per l’annuale festival itinerante dedicato agli artisti di strada. «Poi mi fermerò per un paio di mesi», rassicura, «perché d’inverno il clima non aiuta chi deve dipingere a terra per molte ore e perlopiù inginocchiato». Va bene l’arte e la passione per quella di strada, all’aria aperta, al gelo o sotto il solleone, ma senza esagerare. Sulla salute, anche una madonnara lo sa, non si scherza. Mica bisogna soffrire, per essere creativi. Tanto poi arriva la primavera, di nuovo. E Stefania ha già confermati alcuni appuntamenti fissi del suo settore, come il concorso dei madonnari all’antica fiera delle Grazie a Curtatone (Mantova) e il Buskers Festival a Ferrara. Vorrebbe provare inoltre qualche manifestazione all’estero, nel 2018, «per vedere come risponderebbe il pubblico francese o spagnolo a una madonnara italiana», spiega. Poi aggiunge: «Sicuramente farò richiesta di tornare a Pomaria». In Trentino, per la prima volta nella patria delle mele e a Pomaria, promossa dalla Strada della mela e dei sapori delle valli di Non e di Sole, Frigo si è trovata alla grande. Finendo con sorpresa sul terzo gradino del podio, fatto con il fieno, al seguito di due artisti locali abili nell’intaglio del legno che giocavano in casa. La medaglia di bronzo la pittrice di Negrar se l’è aggiudicata con la sua Madonna della Mela, ispirata a un’immagine mariana del pittore Carlo Dolci. «Il concorso coinvolgeva artisti di ogni tipo, dal momento che era ammessa qualsiasi tecnica su qualsiasi supporto», spiega Frigo. «L’importante era l’esecuzione estemporanea dell’opera in otto ore. Così ho chiesto di poter partecipare con la mia arte: non soltanto sono stata ammessa, ma accolta a braccia aperte da un’organizzazione giovane, intraprendente e desiderosa di avere una madonnara». Al suo fianco il marito Simone Zancarli che non è stato solo a guardare o fare il tifo. Ormai specializzato in effetti 3d delle bordature nei dipinti della moglie, ha provveduto anche stavolta a incorniciare per bene l’opera. «Ci siamo sentiti accolti, è stata una bellissima esperienza», conclude la madonnara. «L’arte di strada è dura, spesso massacrante dal punto di vista fisico e se piove non lavori. Ma quello che ti scolpisce dentro il cuore non te lo toglie più nessuno. L’energia delle persone ti fa tornare in piazza, ogni volta». •

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