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17.02.2017

«Morti e violenze
qui a Vitoria
città fantasma»

Vitoria: armato, un agente della polizia privata assiste al fermo di un giovane
Vitoria: armato, un agente della polizia privata assiste al fermo di un giovane

«La situazione non è stata facile, sono arrivato qui la settimana scorsa nel pieno dei disordini, Vitoria sembrava una città fantasma. A distanza di una decina di giorni la situazione è migliorata, lo sciopero della polizia è finito, le aziende hanno ricominciato a produrre, la vita si è normalizzata».

A parlare è Davide Muzzolon, dirigente della Marmi Bruno Zanet di Volargne, raggiunto telefonicamente a Vitoria. L'imprenditore era arrivato nella capitale dello stato brasiliano dell’Espirito Santo, città portuale sull’oceano atlantico, martedì 7 febbraio. Qui il suocero Bruno Zanet ha fondato, nel 1982, la sede brasiliana dell’azienda e avviato le cave di graniti esclusivi che gestisce con il figlio Giorgio. Bruno Zanet è stato il primo veronese a sbarcare nello stato che, nel corso dei decenni, è diventato il cuore del settore lapideo paulista in cui hanno sede molte aziende o filiali di gruppi italiani e veronesi tra cui, oltre alla Marmi Bruno Zanet di Volargne, la Luigi Antolini Spa di Sega di Cavaion, La Favorita di Cavaion. Gli operatori internazionali erano pronti per partecipare alla fiera internazionale Vitòria Stone Fair / Marmo+Mac Latin America, che sarebbe dovuta cominciare martedì per terminare oggi: la fiera è stata annullata, come ha informato una nota di Veronafiere Spa, proprietaria della manifestazione. Motivo?. I disordini e le violenze che hanno interessato la città, popolata da 800mila persone, tali da provocare un centinaio di morti per omicidio negli scontri tra bande rivali come riportato da diverse agenzie.

Tutto è iniziato la scorsa settimana. La polizia militare, di stanza a Vitoria, a cui poi si è unita quella civile, ha protestato contro lo Stato per i mancati aumenti salariali a seguito di tre anni di dura crisi economica. Le forze dell’ordine sono state spalleggiate dai loro familiari che ne hanno bloccato l’uscita dalle caserme con appositi picchetti. Detto fatto: i poliziotti non hanno più garantito l’ordine pubblico, si sono registrati a più riprese saccheggi ai centri commerciali e negozi. Gli scontri tra bande rivali hanno generano i primi morti e alla fine se ne sono contati 85 in quattro giorni. Prima conseguenza: i servizi pubblici sono stati ridotti all’osso, scuole e uffici chiusi così come negozi e banche. Lo Stato ha mandato l’esercito per reprimere la violenza. La polizia ha poi terminato lo sciopero.

«IL PRIMO GIORNO, quando sono arrivato a Vitoria, l’ho passato in hotel, la nostra fabbrica era chiusa precauzionalmente», racconta Davide Muzzolon, che si trova tutt' ora in Brasile. «Poi abbiamo deciso di riaprire, facendo ripartire la produzione. Purtroppo solo una parte dei dipendenti ha potuto raggiungere l'azienda: gli autobus pubblici erano in sciopero» .

Nei giorni scorsi l’esercito ha presidiato strade e spiagge, garantendo l’ordine pubblico. Ora che lo sciopero è terminato, Muzzolon si dice fiducioso. «In queste situazioni non lo si può mai dire ma la situazione generale sembra ritornata alla normalità». Fondamentale, secondo l'imprenditore veronese, «e- ra riaprire le scuole ancora chiuse e le attività produttive per rialzare velocemente la testa della città».

Il suocero Bruno e il cognato Giorgio Zanet «fortunatamente vivono in una delle zone più sicure», riprende Muzzolon, «dove la polizia privata ha garantito l’incolumità». Veronafiere ha annullato la fiera che sarebbe dovuta terminare oggi. «Lo spostamento dell'evento in un momento di grande criticità è stata una scelta obbligata. La prossima settimana gli organizzatori decideranno le nuove date dell'evento fieristico, importante per tutta l'America Latina». Davide Muzzolon non ha ancora deciso il rientro in Italia. «Resterò qui finché la produzione aziendale non sarà ritornata a pieno regime».

Massimo Ugolini
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