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28.12.2018

L’ultimo saluto alla farmacista filantropa

Don Luca Masin ricorda la figura della dottoressa Anna Argia Fratucello FOTOSERVIZIO PECORA
Don Luca Masin ricorda la figura della dottoressa Anna Argia Fratucello FOTOSERVIZIO PECORA

Negrar ha accompagnato la sua farmacista filantropa nell'ultimo viaggio terreno. È una parrocchiale stipata di gente e di commozione, quella che ieri pomeriggio ha accolto la dottoressa Anna Argia Fratucello in Farri, deceduta per malattia all’ospedale Sacro Cuore Don Calabria. Ad accompagnare il feretro, oltre al marito Gigi, al figlio Michele c’era una comunità attonita e commossa, che si è stretta alla famiglia della dottoressa Anna. Con la sorella Donata conduceva la farmacia All’Angelo, nel cuore del paese valpolicellese, fondata dal padre Carlo, dal quale le due sorelle hanno ereditato garbo, filantropia, disponibilità e professionalità. Anna infatti, era molto attiva nella beneficenza, ma senza clamore e in modo silenzioso. Farmaciste autentiche, Donata e Anna Argia erano entrambe conosciute per la capacità innata di ascoltare e capire i problemi della gente che si rivolgeva a loro, mettendo in secondo piano i propri. UN’IMPRONTA e uno stile indelebili, che il dottor Carlo ha saputo tramandare alle figlie e che oggi continuano a rappresentare il marchio di famiglia, attraverso Enrico Quinto, figlio di Donata, e Michele Farri, figlio di Anna, che ne hanno raccolto l’eredità spirituale proseguendo nell’attività della Farmacia All’Angelo, per molti ancora la «Farmacia Fratucello». Nel corso della cerimonia funebre, celebrata dal parroco di Negrar don Luca Masin con il negrarese frà Federico Righetti, il sacerdote ha sottolineato: «Come ragnatele di brina che col freddo si collegano una all’altra, oggi emerge con chiarezza quanto siano importanti le relazioni e quanto una persona sia amata». Le relazioni ci legano gli uni agli altri ed incidono profondamente sulla vita di ognuno. «Nei momenti importanti della nostra esistenza abbiamo bisogno di condividere: condividere le gioie e le angosce», ha proseguito il parroco. «La nostra fede si fonda sul massimo dei fallimenti: la morte. Ma da questa morte nascerà una vita piena, una vita eterna. Ciò che conta è stringere delle relazioni. La vita lascia una traccia di bene in quelli che incontriamo. Degli altri ci ricordiamo il bene che hanno lasciato nella nostra vita». Uno dei nipoti ha ricordato che la zia «non è solo la sorella del padre o della madre, ma spesso è colei che si mette sempre a disposizione, sempre pronta a venire incontro, senza protagonismi. Zia Anna era una farmacista molto preparata, che sapeva ascoltare e dare i consigli migliori, facendo sempre riferimento al lato umano». Qualcuno la chiamava «mamma». «Ha dato tanto a tanti, forse senza rendersene conto. Adesso resterà un vuoto, seppure difficile da accettare: un vuoto fisico». Ma la vita continua. Nel procedere alla benedizione del feretro, don Masin ha sottolineato: «L’aspersione dell’acqua benedetta ci ricorda il battesimo». •

Gianfranco Riolfi
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