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12.08.2017

L’ospedale lo salvò a due mesi
Viene dall’America a dire grazie

 Piercarlo con i fratelli e i genitori insieme al pediatra Giovanni Zavarise
Piercarlo con i fratelli e i genitori insieme al pediatra Giovanni Zavarise

Aveva due mesi, Piercarlo, quando ha contratto la malaria in Costa d’Avorio. Aveva due mesi ed era il giorno dopo Natale, il 26 dicembre 2010, quando è arrivato d’urgenza all’ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. Qui il pediatra Giorgio Zavarise, insieme allo staff dell’Unità pediatrica dell’ ospedale e al primario Antonio Deganello, lo ha curato grazie a una terapia fino ad allora mai sperimentata in Italia ma già in uso all’estero. La guarigione non era scontata. Ma questa è una storia a lieto fine.

Oggi Piercarlo Bertolini ha sette anni e, appena può, passa dall’ospedale negrarese insieme a genitori e fratelli per salutare Zavarise e tutti i medici che gli hanno salvato la vita. Lo fa anche se vive parecchio lontano - negli Stati Uniti, a Washington - con papà Lorenzo e mamma Cynthia, entrambi funzionari della Banca mondiale, con due fratelli e due sorelle maggiori.

In Italia la famiglia Bertolini viene di tanto in tanto. Per trovare alcuni parenti che vivono tra Modena e Parma. E per fare tappa al Sacro Cuore, come qualche settimana fa. Con tanto di abbracci e foto di rito a testimonianza di un’eterna gratitudine. «Piercarlo è stato il paziente più piccolo che abbiamo curato dalla malaria e abbiamo temuto il peggio, perché la prognosi per i bambini al di sotto dei tre anni è infausta», spiega Zavarise. «Figuriamoci per un neonato».

PER I GENITORi ci furono ore d’inferno. Invece la cura - a base di un farmaco con principio attivo «artesunato» - ha funzionato da subito, abbassando la febbre e dando al piccolo la possibilità di reagire. E di guarire senza complicazioni, come accade in età pediatrica. «Questa terapia non ha effetti collaterali e agisce in fretta, rispetto al chinino», continua Zavarise. Infatti Piercarlo è un bambino sano di sette anni. «I Bertolini lo chiamano ancora oggi “il miracolo di Natale” e sul viso della mamma, quando ricordiamo quei momenti, scende sempre una lacrima», sottolinea il medico negrarese.

Nei primi sette mesi del 2017, all’unità pediatrica del Sacro Cuore, sono stati curati una decina di bambini affetti da malaria. «Per lo più sono bambini africani nati in Italia che contraggono la malaria quando fanno ritorno al loro Paese d’origine a trovare i parenti», spiega Zavarise. La malaria non è contagiosa, comunque: a causarla è un parassita e per ammalarsi bisogna essere punti dal vettore, cioè dalla zanzara del tipo Anopheles.

Il caso di Piercarlo, certo, fu particolarmente delicato. A dare una mano alla Provvidenza, che nei miracoli centra sempre, lo zio medico del bimbo che vive a Modena. «Fu lui il primo a sospettare la malaria, vedendo che il nipote aveva la febbre alta e sapendo che era nato e viveva in Costa d’Avorio, dove lavoravano Lorenzo e Cynthia a quel tempo», continua Zavarise. «Fu lui a indirizzarli al nostro ospedale, dove la dottoressa Daniela Benini di guardia quel 26 dicembre avvertì subito sia me sia il primario. Il laboratorio di malattie tropicali confermò la diagnosi e procedemmo immediatamente alla cura, perché bastano 12 ore alla malaria per arrivare al cervello. Abbiamo avuto paura, sì, ma per fortuna è andato tutto bene».

Camilla Madinelli
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