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19.06.2017

«Il triangolo sono io
in lotta con la malattia»

Luigi Zardini accanto a una sua opera
Luigi Zardini accanto a una sua opera

Grazie al sostegno dei calabriani don Waldemar Longo e don Gino Sacchetti, la Scuola d’arte Paolo Brenzoni di Sant’Ambrogio ha organizzato una mostra di pittura che si terrà il 23 giugno, festa del Sacro Cuore, nei giardini del Don Calabria all’ospedale di Negrar. Una mostra per far conoscere le opere di Luigi Zardini, allievo del corso di pittura della Scuola d’arte.

«Dal 2015 Luigi è in cura», spiega la direttrice della Scuola d'arte Beatrice Mariotto, «al reparto di oncologia del Sacro Cuore. La pittura è una passione molto forte grazie alla quale Zardini ha la possibilità di creare, di progettare, trovando ogni giorno nuovi stimoli. Durante le notti insonni a causa dei dolori alle articolazioni dovute alle cure molto forti (chemio, radio…), Luigi pensa a nuove immagini da fissare sulla tela, che racchiudono spesso le sue emozioni e i suoi stati d’animo: soggetti e colori felici nei momenti buoni, colori e soggetti cupi quanto la speranza vacilla. Saranno esposti i suoi primi lavori, figurativi, accanto ai lavori recenti, immagini astratte, surrealiste, associazioni di immagini dove forme geometriche lineari e spigolose sono collocate su sfondi a tinte pastello intrecciate all’elemento naturale, segni intesi come simboli che rappresentano la realtà vissuta dall’artista».

«La pittura», aggiunge, «aiuta Luigi a comunicare con gli altri ma prima ancora con se stesso oltre che a riprendere vigore e voglia di combattere».

«Fin da bambino», spiega Zardini, «disegnavo figure di animali, ritratti di amici e parenti. La mia passione si è poi consolidata nel tempo grazie all’incontro con la Scuola d’arte. Da un paio d’anni, in concomitanza con la malattia che mi ha colpito, il cancro, sono cambiato e con me è cambiato il mio stile pittorico quasi inconsapevolmente. I paesaggi, i volti riconoscibili hanno lasciato il posto a figure geometriche, dove i colori cambiano al variare dei miei stati d’animo. Negli ultimi lavori ricorre spesso il triangolo, figura nella quale mi riconosco. Io sono il triangolo sovrastato da un’ombra buia, il triangolo spezzato ma tenuto insieme da una spilla da balia. Ringrazio Beatrice Mariotto e Sebastiano Zanetti, il pittore che mi segue in questa mia ricerca. Ringrazio mia moglie, i miei figli e mio nipote che mi appoggiano e sono i miei primi sostenitori, tutti gli amici ma soprattutto don Waldemar Longo e don Gino Sacchetti che mi hanno dato la possibilità di esporre i miei lavori all’Ospedale di Negrar. M.F.

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