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02.01.2018

Il diavolo non rovina il presepe del custode della «Cesa vecia»

Mirco Franceschetti Anche quest’anno, a fianco di quell’antica «Cesa vecia» sorta su di un crinale che serviva anticamente le parrocchie di Monte e di Cavalo, in Valpolicella, è apparso l’originale e bizzarro presepe di Luigi Segala detto «Gino», conosciutissimo a Monte essendo da una vita custode del vicino, vetusto tempio. Attraverso la sua realizzazione presepistica lancia invettive contro i politici e attacca la politica. La scritta di quest’anno più mordente e misteriosa recita: «Il diavolo su questi Monti Lessini raduna i suoi simili per decidere un loro segretario, un italiano, perché i nostri politici sono i più mafiosi del mondo avendo distrutto gli allevatori di bestiame e gli agricoltori. Ci rimangono solo le vigne che con la loro uva ci procurano da bere un goto de vin per “desmentegar». Racconta Gino Segala: «All’inizio dell’estate comincio a pensare a come realizzerò il presepe; lavoro in cortile e scelgo rami e tronchi per trasformarli in animali e in persone. Quando vedo un pezzo di legno del genere “cornal” (corniolo in italiano), intravvedo già quale figura creare. Quando ho finito di costruirle e verniciate, le metto in casa al sicuro. Quando mia moglie Loredana le vede, si lamenta definendole “mostri”». UNA PASSIONE innata da sempre quella del signor Gino: da un legno ricava un personaggio. Quest’anno ha ambientato la scena della Natività con a guardia «due cirenei» dentro a un paiolo dove da giovane preparava il formaggio. Sopra la grotta, piena di decori, ha appeso un sole, l’astro della giustizia come predetto nella sacre scritture dal profeta Isaia: «Sorgerà il Sole di giustizia», monito per i politici. Si tratta di una «panara» dove si poneva la polenta da consumare con il baccalà. Quest’anno i pastori e i Re Magi sono posti sopra un ponte in fila indiana, al riparo dai gatti che li gettavano a terra facendo i dispetti al Gino. Le pecore, invece, sono andate a costituire la lettera a forma di M, il nome di Maria. Vicino, una serie di animali strani e fantastici, abitatori del bosco e degli stagni della Lessinia. Sono presenti nel presepe bestie che ancora esistono ed altri che si sono estinti: il gallo cedrone, il gufo, la rana, l’unicorno, il dinosauro, la tartaruga, i diavoli, animali più spirituali che materiali. A destra della Natività c’è una poltrona con coperte perché alcuni giorni fa una gatta ha partorito tre gattini e il cane del Gino, un randagio di nome Wjski, ha sorvegliato i cuccioli fino alla fine dello svezzamento. Il cane fa poi la guardia agli attrezzi di San Giuseppe, il falegname di Nazareth: la pialla, le tenaglie, le pinze, i martelli, il giogo dell’asinello. Ci sono persino alcuni medaglioni di antiche confraternite religiose. Non manca il «Cireneo» che fa la guardia perché non vengano i soldati di Erode, che si nota in lontananza, ad uccidere il Bambino. COMPLETANO la scena una lanterna natalizia, due «soppresse» per stirare gli indumenti della Sacra Famiglia,le ciabatte dei buoi, lo «sgranfion» (l’attrezzo per raccogliere i secchi quando cadevano nei pozzi), la bilancia per pesare il tabacco da naso come si usava fino a settant’anni fa per «tabaccare» e due alberi di Natale, uno classico ed un altro ricavato da una pianta di alloro, i cui funghi sono stati essiccati e diventati ornamento per un presepe così grottesco. Gino non ha voluto dirci a quali politici si riferisce la scritta del presepe; quello che conta di più è che questa Natività l’ ha costruita con grande sacrificio, essendo disabile da 25 anni per una grave decalcificazione ossea che le ha colpito soprattutto le anche e così si sposta sempre usando due robuste stampelle. •

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