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23.04.2018

Ugolini, una famiglia tra vino e mecenatismo

Monsignor Bruno Fasani (a sinistra), prefetto della Biblioteca Capirolare, con la famiglia Ugolini
Monsignor Bruno Fasani (a sinistra), prefetto della Biblioteca Capirolare, con la famiglia Ugolini

Nuovo mecenatismo. La famiglia Ugolini, produttrice di vini, con grande sensibilità, fa restaurare un’ importante opera recentemente trovata nei depositi della Capitolare di Verona, la biblioteca più antica al mondo; l’opera risale al 1386, con la scrittura autografa del nipote di Dante Alighieri. «Si tratta degli Atti notarili di Bernardo Alighieri, figlio di Pietro che risiedeva in Valpolicella, erede diretto di Dante, che a Verona soggiornò come esule e scrisse gran parte della Divina Commedia» spiega il prefetto della Capitolare, monsignor Bruno Fasani. «La scrittura, fatta di pugno, è riconducibile a quella carolina. Ci vorrà diverso tempo e pazienza per poter portare l’opera a uno stato ottimale consultabile». E monsignor Fasani ci tiene molto al restauro di quest’ opera in tempi brevi, perché «il 2021 sarà l’anno di Dante e non abbiamo nessun documento autografo scritto dal Sommo poeta. Neanche della famosa disputa De terra e Aqua tenuta da Dante nella vicina chiesetta di Sant’ Elena», sottolinea. «L’Università di Verona con fondi europei sta passando in rassegna tutti i testi per trovare appunto tracce dell’Alighieri, magari in qualche glossa. Ma anche da New York c’è interesse. Per quell’anno ci saranno diversi eventi, tra cui letture dantesche, per valorizzare la presenza di Dante a Verona e vogliamo essere pronti». A realizzare il lungo, delicato e preciso lavoro di sistemazione delle pagine con la rilegatura finale sarà l’anima dei restauri della Capitolare, Francesco Graziani, che da 62 anni, cioè dal 1956, nel suo laboratorio mette mano a documenti, codici, pergamene, intervenendo anche sulle pagine rosicchiate e le malattie cartacee con lavaggi o alcol, che l’esperienza gli ha insegnato a usare. «Ci vorranno quattro o cinque mesi di lavoro», dice Graziani, 85 anni, «sono diversi faldoni e molte pagine devono essere ripristinate. Per il momento ho messo il numero alle pagine in progressione, in modo che siano in ordine al momento della rilegatura. Sono più di 580 pagine scritte a mano». Scritte soprattutto in modo fitto e con tanto di stemma privato di Bernardus, disegnato a mano, perché allora i timbri non c’erano ancora. Gratitudine, quindi, alla famiglia Ugolini, ai fratelli Davide, Giambattista, Stefania e Tiziano, che hanno interessi in varie attività dalla produzione di vini alla distribuzione di carburanti. Per l’ultima giornata del Vinitaly è stata organizzata una visita alla Biblioteca Capitolare per una cinquantina di ospiti delle Tenute Ugolini di Fumane, rappresentanti dei cinque continenti (venivano anche dall’Australia), dove viene esportato il 99 per cento della produzione di vini realizzati in Valpolicella, eccellenze premiate con medaglie d’oro. «Dei cinque vini prodotti, due sono riconosciuti tra i migliori vini rossi al mondo», dichiara soddisfatto Giambattista Ugolini, che ha caldeggiato con i fratelli questo restauro in un connubio tra cultura e mondo imprenditoriale, proprio come avveniva in passato nel mecenatismo. In quell’occasione monsignor Fasani ha tenuto una «lectio», tradotta in inglese per gli stranieri, in cui ha sottolineato l’importanza della Biblioteca Capitolare, la più antica biblioteca al mondo, che vanta 100mila volumi circa in pergamena o palinsesti di cui 1300 codici di inestimabile valore e patrimonio dell’ Umanità, uno Scriptorium di grande valenza culturale che non si sa bene quando iniziò l’attività a partire forse da San Zeno, «dove si mettono le basi del concetto di Europa in campi come la filosofia e il diritto romano». Ha soprattutto mostrato il palinsesto col De Civitate Dei di S. Agostino del 420, unico esemplare, il Vangelo purpureo perché immerso nella porpora e scritto in oro, gli scritti di Cassiodoro ministro del re Teodorico, che parla del vino acinatico precursore del recioto, il Codice di Ursicino terminato nel 517, il famoso indovinello veronese primo esempio di lingua volgare. E ancora la mappa della città di Raterio o il documento con lo stemma in rilievo di Federico Barbarossa. •

Giancarla Gallo
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