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07.05.2018

Parla Caselli «Andreotti non fu assolto»

Il procuratore Gian Carlo Caselli
Il procuratore Gian Carlo Caselli

Il legale grida al telefonino «Assolto! Assolto! Assolto!», circondato da uno stuolo di giornalisti e in diretta tv a reti unificate. L’immagine resterà nella storia dell’Italia repubblicana. Perché l’avvocato è Giulia Bongiorno che parla al cellulare con il suo assistito: Giulio Andreotti, accusato di associazione con Cosa Nostra. Ma come andarono davvero le cose? Lo raccontano nel pamphlet di Laterza La verità sul processo Andreotti il pm Guido Lo Forte e il procuratore Gian Carlo Caselli che sarà nel Veronese oggi e domani: questa mattina al liceo villafranchese Enrico Medi e in serata a Fumane, al teatro parrocchiale alle 20.45, dove presenterà il volume in compagnia dell’avvocato Guariente Guarienti e del sindaco Mirco Frapporti, coordinatore provinciale di Avviso pubblico, l’associazione di enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie. Domani, invece, il magistrato sarà a Verona alle 20.45 al monastero del Bene comune di via Mezzomonte di Sezano per un incontro con l’Osservatorio civico della legalità che illustrerà il rapporto 2017 su mafie e illegalità a Verona e provincia. Il procuratore farà un focus sulle agromafie, tema del quale si occupa dirigendo l’Osservatorio Coldiretti sulla criminalità in agricoltura. Il volume sul processo Andreotti muove da un «equivoco» sulla sua assoluzione. Il triplice urlo della Bongiorno, infatti, non combaciava con la parte essenziale del dispositivo della sentenza «che testualmente dichiarava commesso (commesso!) fino alla primavera del 1980 il reato ascritto all’imputato», si spiega nel libro. «Reato commesso, ma estinto per prescrizione. Non per altra causa, men che mai per “assoluzione”». L’urlo del difensore fu «un memorabile colpo di teatro» e condizionò l’opinione pubblica in senso innocentista al punto da «portare buona parte degli italiani a credere che Andreotti sia stato totalmente e felicemente assolto». Il pamphlet parte dall’origine delle indagini. Il 4 marzo 1993 il senatore viene iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Palermo e si chiede al Senato l’autorizzazione a procedere. Il percorso che ha portato a quel risultato è frutto di un anno di lavoro iniziato subito dopo l’omicidio dell’onorevole Salvo Lima, il 12 marzo 1992. Nell’ ambito del relativo procedimento, Paolo Borsellino decide di interrogare il pentito Tommaso Buscetta. Il volume si addentra nella storia italiana di quegli anni, per volti (da Baldassarre Di Maggio a Badalamenti, da Ciancimino a Sindona) e per avvenimenti dal maxi processo alla guerra del pool antimafia, analizzando infine le reazioni di Cosa nostra, le risposte dello Stato e i riflessi sul processo Andreotti, rilevando un panorama tutt’altro che semplificato e semplificabile riscritto proprio da quel processo, «tentativo», lo si definisce nella chiusa del libro, «di svelare segreti che erano (ed è presumibile che in parte siano ancora) nascosti nel nucleo più interno del potere». •

M.V.A.
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