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26.11.2017

Lana di pecora Brogna
il laboratorio a Molina

Cristina Ferrarini
Cristina Ferrarini

Sorgerà in una vecchia casa di Molina il laboratorio della lana della pecora Brogna di Cristina Ferrarini, che si occuperà della raccolta, filatura e della tintura con colori naturali, fino alla commercializzazione.

«Questa lana, dalle ottime qualità per la sua finezza ed elasticità, si presta a molti usi» spiega Cristina Ferrarini, che fa parte dell’Associazione promozione e tutela della pecora Brogna, ed ha un gregge di pecore ed alpaca, «nel laboratorio con la lana lavata intendo realizzare imbottiture per tappezzeria, materassi, guanciali; altri prodotti con la lana pettinata e cardata, anche trapunte». La lana di questa pecora è tra le migliori ottenute da razze italiane, consente una lavorazione a 2 e 4 fili ma anche un filato a filo singolo adatto a capi di biancheria intima.

Oltre al feltro molto utilizzato, con i filati colorati si possono realizzare anche accessori di moda. «Stiamo cercando di attivarci per far conoscere le grandi qualità di questa pecora un po’ rustica, per far apprezzare, oltre alla lana, anche la carne dal gusto delicato e il latte di alto potere nutrizionale per la presenza di Omega 3 con cui si producono gelati artigianali, ricotte e formaggi» dice il presidente dell’Associazione, Marco Beccherle, «ovviamente essendo allevatori non abbiamo tempo o possibilità di fare molta promozione, anche se siamo sempre presenti ai mercati e alle fiere. Attualmente l’Alta Lessinia ha organizzato una rassegna di enogastronomia, che si chiama appunto Lessinia Gourmet, un gruppo di ristoratori che propongono cucina tipica locale in otto serate, che terminerà il 1 dicembre. Ora siamo in contatto con una cooperativa sociale per la vendita della lana».

Sono una quindicina gli allevatori di questa pecora iscritti all’Associazione sorta nel 2012: alcuni hanno piccoli greggi di 30, 50 capi, solo uno conta un grosso gregge di 700 capi .

Lo scopo è quello di evitare l’estinzione di questa razza autoctona, patrimonio di biodiversità culturale della Lessinia, promuovere i prodotti ottenuti da questo prezioso animale originario della montagna veronese, per consentire agli allevatori di continuare a presidiare il territorio e dare in questo modo alla zootecnia della zona il ruolo di custode dell’ambiente, ruolo che copre da qualche centinaio di anni.

Nel XIII secolo la lavorazione della lana a Verona era una delle attività più redditizie: Corte delle Sgarzerie vicino a Piazza Erbe ospitava l’Opificio dei garzatori e il Fondaco del Segnoro, dove la lana veniva pesata.

Qualche anno fa l’agenzia «EcoComunicazione» di Verona, che progetta eventi e realizza oggetti solo con materie prime ecologiche riciclabili e riciclate, era stata incaricata di realizzare gazebo, striscioni e brochure, oltre che di gestire il sito, per presentare e spiegare al pubblico le finalità dell’Associazione.

«Tra gli argomenti trattati, c’era anche quello che la lana tosata e non utilizzata era considerata un rifiuto speciale, per smaltirla si doveva interrarla o bruciarla» spiega Alberto Sperotto, fondatore di EcoComunicazione, «una cosa assurda visto che la lana è un materiale naturale dalle proprietà termiche eccezionali mentre è irrazionale indossare vestiti prodotti con fibre derivanti dal petrolio.

Da allora è nato il progetto quote lana, per cui con un autofinanziamento tutti gli iscritti con adesione libera sostengono il progetto con l’acquisto di una o più quote lana». G.G.

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