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16.11.2016

Cementirossi, oggi si chiude
Se ne va un’azienda storica

Lo stabilimento di Cementirossi oggi chiude definitivamente i battenti
Lo stabilimento di Cementirossi oggi chiude definitivamente i battenti

Cementirossi con oggi chiude definitivamente i battenti dello storico stabilimento in via dei Progni, 42, a Fumane.

Era il 1962 quando la Cementi Verona scelse il paese per stabilirvii l’attività, grazie all’ottima marna delle sue colline; erano i primi anni ’90 quando subentrò la Cementi Giovanni Rossi, azienda che nel 2007 era arrivata a produrre fino a 30 mila quintali al giorno di cemento. Il dato era sceso fino a tremila quintali nel 2014, anno in cui la ditta piacentina, a causa della crisi nel settore, annunciò la chiusura agli 84 dipendenti, rinunciando a tutti i progetti di rinnovamento, come quello di rewamping che prevedeva l’ampliamento dello stabilimento e la costruzione di un nuovo forno con una torre alta 103 metri, nonché la concessione mineraria a Marezzane, a cui in quegli anni subito si opposero i comitati Valpolicella 2000 e Fumane Futura, a suon di carte bollate e ricorsi anche al Consiglio di Stato.

Ora ci si chiede cosa ne sarà dell’enorme sito produttivo, in mezzo al verde della Valle dei Progni, mentre l’azienda non ha ancora definito nulla, dal mometno che ci sono contatti e trattative in corso.

«Oggi è l’ ultimo giorno di cassa integrazione speciale per i 18 dipendenti rimasti, che hanno ricevuto ufficialmente il licenziamento», annuncia Mario Ortombina della Filca Cisl, «degli iniziali 84, una decina di dipendenti sono stati impiegati nella sede di Piacenza, un paio si sono trasferiti nello stabilimento di Pederobba in provincia di Treviso. Anche di recente è stata fatta richiesta di altri due per Pederobba, ma è una sede lontana e per chi ha famiglia non è conveniente lavorare lì».

«Dei dipendenti rimasti», prosegue Ortombina, «parecchi stanno andando in pensione, altri hanno campi e hanno l’intenzione di aprirsi un’attività. Tutto sommato il lavoro di ricollocamento, portato avanti dal comune di Fumane e dall’azienda, ha avuto buon esito».

Ora si deve pensare al ripristino dei luoghi interessati dallo scavo, intervento che dovrebbe essere affidato ad una ditta esterna. Da ripristinare anche le parti dove correva il nastro trasportatore e dove c’era il frantoio, ora venduti. Questo intervento dovrebbe essere concluso nell’arco di qualche mese: alcune parti sono state trasformate a vigneto, un’area accoglie il parco didattico affidato ai comuni di Fumane e Marano e il sentiero, quest’ultimo da tenere curato perché la boscaglia non lo nasconda.

«Sono state vendute alcune attrezzature, altre sono state trasferite in sede», continua Ortombina, «a quanto ne so, l’azienda cercava di vendere tutta la struttura con i macchinari esistenti, ma sono ormai vecchi e l’operazione non è andata in porto. Non si sa nulla di eventuali acquirenti».

Afferma il sindaco, Mirco Frapporti: «Lo sguardo ora è rivolto al futuro. Non sappiamo ancora quale destinazione avranno gli stabilimenti vuoti, mentre sappiamo che le aree di miniera saranno completamente ricomposte entro la fine del 2017 e che circa 40 ettari saranno destinati a Parco naturalistico».

«La nostra amministrazione sta operando affinché l’economia trovi iniziative che la rilancino, dopo la chiusura del cementificio, cui è seguita la chiusura della Exide con la perdita di altri 40 posti di lavoro, la riduzione delle attività edilizie promosse da tanti artigiani del capoluogo e della montagna, la riduzione di oltre il 50 per cento delle attività di cava e l’indebolimento o addiritttura la chiusura di alcune attività agricole nell’alta collina e montagna».

«Vogliamo ripartire dal territorio e dall’agricoltura di pianura, dal turismo e dalla gastronomia, dalle bellezze naturalistiche e architettoniche, per trovare quella collaborazione che permetta il reinserimento lavorativo di quanti lo hanno perso e per valorizzare una società dove la qualità di vita sia non solo economica, ma anche culturale e, appunto, sociale».

Giancarla Gallo
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