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19.02.2018

«Eravamo esuli e a Verona ci dicevano: ci rubate il lavoro»

Anna Rismondo: viveva a Pola ma fu costretta a fuggire
Anna Rismondo: viveva a Pola ma fu costretta a fuggire

Una leonessa che non arretra di un passo di fronte ad una verità scomoda che racconta ai ragazzi delle scuole, mantenendo un equilibrio raro tra emozioni e ricordi. Anna Rismondo, in occasione della Giorno del Ricordo, ha parlato alla Bocciofila di Pescantina per quasi due ore degli oltre trecentomila dell’esodo istriano e dalmata, della amata città di Pola, delle foibe, dei volti che le sono rimasti impressi nella memoria di bambina e che ha ricercato poi nella sua vita, consapevole di doverli tradurre in racconto, storia, per non dimenticare. «Saremo ormai una ventina, quelli che ancora parlano di queste cose da testimoni», dice. «Il tempo è contro di noi, ma resistiamo». Sullo sfondo del suo racconto le vicende del confine o- rientale, della guerra, dell’ arrivo dei partigiani di Tito, del terrore per essere italiani. «Non si poteva più vivere così. Prelevavano gli uomini di notte e poi dopo qualche tempo sono corse le voci delle foibe, le cavità nel terreno che si riempivano di cadaveri. E la decisione, drammatica, di lasciare. Quello non era più il nostro posto. Ma quando siamo arrivati qui ci hanno accolto con disprezzo. A mia madre, a Verona, hanno rinfacciato che veniva a rubare il posto di lavoro a chi ne aveva bisogno, dimenticando che, anche con la confisca dei sui beni a Pola, l’Italia stava pagando le riparazioni di guerra alla Jugoslavia. Un nome su tutti: Norma Cossetto e il suo martirio che è stato il sacrificio delle nostre terre», ha concluso tra la commozione dei presenti Rismondo. «Non bisogna dimenticare», le ha fatto eco il sindaco Luigi Cadura, «ma capire e ricordare: questa è anche la lezione di Primo Levi». •

Lino Cattabianchi
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