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13.06.2018

Come sopravvivere allo smartphone

Quanto costa vivere liberi e soprattutto è ancora possibile esserlo? La domanda ruota attorno al tema «I telefoni cellulari e le nostre vite» e ne parleranno Davide Marchi e Michele Bottari domani alle 21, al ristorante Gran Can della Cooperativa Azalea, in via Giovanni Campostrini 60 a Pedemonte. «Anni fa nacquero numerosi movimenti dal basso di critica e di azioni pratiche contrapposte alle ingiustizie e alla distruttività figlie del consumismo: associazioni ambientaliste, cooperative sociali, bilanci di giustizia, rete Lilliput, il consumo critico e poi i Gas, i gruppi di acquisto solidale. Ma nel frattempo, senza che ce ne accorgessimo, con la telefonia mobile le cose sono cambiate velocemente e in altra direzione», dicono Marchi e Bottari che chiamano a una riflessione per sviluppare una critica e una pratica collettiva rispetto alle nuove tecnologie di comunicazione. «Con i nuovi telefonini che chiamiamo amichevolmente smartphone, ingenuamente abbiamo messo a disposizione di potenti multinazionali tutti i nostri dati, le nostre preferenze o idee, i nostri contatti e le nostre appartenenze. Ora la realtà ha abbondantemente superato la visione del Grande fratello di George Orwell, nessuno ci costringe, anzi siamo noi entusiasti ad aderire a queste novità così allettanti. Ma purtroppo solo adesso ci rendiamo conto delle conseguenze». Di qui l’idea di costituire una comunità che autodetermini la propria impronta tecnologica: «Non vogliamo farci tracciare dalle multinazionali, per cui vogliamo costituire una rete nostra, orizzontale, che offra servizi paragonabili a quelli dei giganti del web (uguali non è possibile, ci manca giusto qualche miliardo di dollari), orientati sopratutto ai dispositivi mobili», spiegano Marchi e Bottari che sintetizzano quello che vorrebbero far crescere fra quanti si troveranno al Gran Can: «Gestire uno o più server che possano offrire posta elettronica, cloud, sincronizzazione rubriche e agende, mailing list. Acquistare telefonini usati, agire sulle impostazioni di protezione per permetterne l’uso indipendente, installarvi sistemi che si possano autogestire, e imparare a fare tutte queste cose, magari partire a diffondere queste proposte e formare tecnici in grado di farle». «Tutto ciò con l’intenzione di avere un costo contenuto, che dovrà essere coperto da ciascuno di noi per la partecipazione a questa comunità», concludono. •

Vittorio Zambaldo
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