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20.03.2017

«Abbiamo una professione
e la difendiamo con le unghie»

Nicoletta Fasoli e Claudia Peretti
Nicoletta Fasoli e Claudia Peretti

La riscossa dell’onicotecnica veneta parte dalla Valpolicella. Come figlie di un dio minore, le artiste di mani e unghie per tanti anni sono state considerate comprimarie delle estetiste, con le quali però non hanno mai avuto niente da spartire (il termine onicotecnica è di origine greca e significa letteralmente tecnico delle unghie).

«Basti pensare che nei corsi da estetista, l’onicotecnica non è nemmeno compresa», precisano le artigiane dell’ Opa (Onicotecnici professionisti associati), la prima associazione professionale del settore, che ha trovato sede a San Pietro in Cariano.

L’onicotecnica oggi è quindi una «libera attività artigianale», in virtù della modifica e dell’abrogazione, da parte del Consiglio regionale del Veneto, di un articolo introdotto nel 2007 nella legge regionale numero 29 del 1991, che disciplinava l’attività di estetista, relegando al ruolo di comprimarie le «nail artist». Il progetto normativo, collegato alla legge di stabilità regionale del 2017, è stato presentato dal consigliere regionale Andrea Bassi, è stato approvato dalla Regione a gennaio e dal primo marzo è, a tutti gli effetti, legge dello Stato.

Nicoletta Fasoli e Claudia Peretti, con la collega Barbara Scorrano, sono le fondatrici dell’Opa e le promotrici di una legge che, partendo dal Veneto, approderà finalmente ad una normativa nazionale. Hanno lottato con le unghie (è proprio il caso di dirlo) e con i denti per arrivare a dare dignità legale e professionale al loro lavoro. Ma che cosa cambia adesso per l’onicotecnica? «Con la nascita della nostra associazione, che è la prima realtà rappresentativa delle onicotecniche in Veneto, abbiamo finalmente titolo per sederci al tavolo tecnico istituzionale», commentano Fasoli e Peretti. «Ma soprattutto siamo riuscite a fare uscire dal buio un’attività importante, e largamente praticata tra le mura domestiche fino ad oggi».

Nell’ultimo decennio la «nail art» si è largamente diffusa in Italia e non conosce crisi. «La rivista nazionale del settore, Unghie e bellezza, nel 2007 stimava in circa un milione e 300 mila euro il fatturato del sommerso, ma oggi si aggira intorno al miliardo di euro. Oltre a fare emergere il nero, la modifica delle legge regionale 29 offre nuove opportunità a molte ragazze che intendono avvicinarsi alla professione.Da oggi possono accedere a corsi di formazione qualificati, aprire una partita Iva, lavorare con maggiori conoscenze e professionalità, utilizzando attrezzature a norma e prodotti qualificati. Con il riconoscimento di realtà associative come la nostra abbiamo finalmente titolo per aprire un tavolo di lavoro anche con la Regione».

Dopo il riconoscimento di attività artigiana delle «nail artist», il Veneto è ora all’avanguardia in ambito nazionale, con il Lazio e la Calabria. «Sia chiaro», concludono le professioniste dell’Opa, «le unghie le cura il dermatologo, noi non le ricostruiamo, ma le applichiamo e le estendiamo. L’onicotecnico poi, non toglie spazi alle estetiste, ma colma il vuoto formativo e professionale dei centri di estetica».

Gianfranco Riolfi
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