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23.11.2017

«Non c’è nessun pericolo
per l’uomo ma serve
una gestione coordinata»

Il biologo Renato Semenzato
Il biologo Renato Semenzato

La mano sul fuoco la metterebbe per dire che non c’è il pericolo lupi per un ragazzo in attesa dell’autobus, «ma il mio parere conta poco», premette Renato Semenzato, biologo, docente al master di primo livello sulla fauna selvatica all’università di Ca’ Foscari e consulente per la Regione Veneto: «Conterebbe molto invece se arrivasse in via istituzionale per dire che da 150 anni non viene registrato un attacco di un lupo a una persona. Non vale rispondere che qui negli ultimi 150 anni i lupi non c’erano, perché dove ci sono sempre stati, come sugli Appennini, o in Spagna o in Slovenia, per citare aree più antropizzate, episodi del genere non si sono mai verificati. La cronaca li registra per paesi come l’India, dove persiste l’usanza di mandare al pascolo non i bambini ma gli infanti o dove l’abbandono dei più piccoli è una pratica purtroppo frequente». Vorrebbe invece mettere in risalto come la Lessinia sia «un luogo unico in cui bisognerebbe fare delle cose uniche, invece tutta la prevenzione si ferma nei mesi di luglio e agosto, dimenticando che le preoccupazioni maggiori si concentrano sui mesi autunnali e invernali quando sono più probabili le predazioni su animali d’affezione tenuti vicino a casa. Purtroppo è da registrare una sottovalutazione del fenomeno e per affrontarlo seriamente servirebbe un presidio permanente». Spiega di che cosa si tratti più nello specifico: «Intendo un gruppo di tecnici esperti che seguano la problematica 12 mesi su 12 perché queste micro predazioni vicino a casa su animali d'affezione sono ancora più impressionanti e pesanti di quelle in malga. Finora è mancata una corretta informazione su come gestire questi animali ed è una grave carenza del progetto», avverte e conclude con una domanda: «Perché queste cose non succedono in Toscana dove i lupi sono 200 o in Piemonte dove sono oltre un centinaio? Eppure la gente non è affatto rassicurata e in questo clima montano favole come quella degli ibridi». V.Z.

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