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11.07.2017

Marta, il Gran Massaro
che sa tutto dei Cimbri

Marta Tezza, eletta Gran Massaro dei Cimbri, per la sua dedizione a questa cultura
Marta Tezza, eletta Gran Massaro dei Cimbri, per la sua dedizione a questa cultura

È Marta Tezza, laureata in scienze naturale, il nuovo Gran Massaro dei Cimbri, nominata in una semplice cerimonia al termine della messa che ha aperto la 28ª edizione della Festa dei cimbri, a Velo, organizzata dal Curatorium Cimbricum Veronense. Tezza è venuta in contatto con l’associazione una quindicina di anni fa, in occasione di «Lessinia in tesi», in cui neolaureati presentavano il frutto delle proprie ricerche. Da allora è stato un progressivo impegnarsi nel sodalizio del quale è vicepresidente da una decina d’anni e parlando bene tedesco e cimbro è spesso interprete nelle manifestazioni ufficiali.

«Parlare di Marta è come parlare del prezzemolo», l’ha introdotta il presidente Vito Massalongo, «per la sua forza, la tenacia, la presenza costante in ogni occasione, dalle manifestazioni al lavoro di segreteria, ai consigli di cui è prodiga. Grazie Marta», ha concluso Massalongo consegnandole diploma e medaglia.

La messa era stata animata dalla Schola cantorum San Nicolò di Roverè, con letture del Vangelo e recitazioni del Padre nostro e dell’Ave Maria in cimbro, a cura di Bruno Corradi, impegnato da anni, con altri, in una difficile traduzione del Vangelo in cimbro. Al termine, Pierangelo Tamiozzo, che aveva accompagnato Sergio Bonato, dell’Istituto di Cultura cimbra di Roana (Vicenza), ha cantato da solista «Grussadich Maria», l’Ave Maria in lingua cimbra, da lui composta, collegando idealmente le diverse comunità germanofone dei Tredici e dei Sette Comuni.

Il pomeriggio è stato caratterizzato da eventi, tutti molto partecipati. Il più spettacolare è stato senz’altro l’assalto e l’incendio del municipio da parte della popolazione di Azzarino, che si è scontrata con le truppe napoleoniche di occupazione. I residenti di uno degli antichi Tredici Comuni si sono rivoltati contro l’occupante che aveva imposto nuove tasse, la coscrizione obbligatoria per preparare la campagna di Russia e la soppressione dell’antico municipio di Azzarino, trasferendo tutte le competenze a Velo.

L’episodio è documentato negli archivi che parlano di «incendio del brigantaggio», assimilando la rivolta popolare a una questione di fuorilegge. A mettere in scena con efficace realismo di spari, assalti corpo a corpo, botti e fumogeni alle finestre del municipio, che hanno realisticamente dato l’idea dell’incendio, è stata l’Associazione napoleonica d’Italia, in particolare l’11° Reggimento fanteria leggera francese, di cui fa parte anche Riccardo Tezza, residente a Velo, e a cui partecipano anche elementi provenienti dalle vicine province di Mantova, Cremona e Modena.

Gli scontri si sono ripetuti lungo le vie del paese, e quello finale in piazza, davanti al municipio, con l’assalto all’edificio e l’uscita degli insorti sul balcone del primo piano a gridare «Libertà! Libertà!». La cronaca riferisce che fu incendiata la vicina «Osteria dei pistori» e che il peltro delle stoviglie fuse per il calore, colava lungo le vie del paese.

I botti più forti, come al solito, sono stati quelli dei trombini azionati dai Pistonieri dell'Abbazia che si sono esibiti in piazza a conclusione della festa.

A testimoniare il sostegno alla popolazione insorta e il loro disprezzo per gli invasori francesi, c’era un manipolo di dimostranti delle Pasque Veronesi, con due grandi stendardi della Serenissima. «Siamo qui per dire che dopo 20 anni di presenza francese i residenti erano alla carità per le tasse elevate e l’obbligo dell’arruolamento che impoveriva le famiglie delle braccia utili al proprio sostentamento», sottolinea Carlo Bonazzi, capitano delle Guardie nobili di Verona 1797, ricordando che un Pietro Sauro di Roverè fu tra i martiri fucilati a Verona in occasione della rivolta delle Pasque.

Vittorio Zambaldo
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