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01.08.2018

La storia di Silvano In scena 60 bambini

I protagonisti di «Silvano» diretti da Alessandro Anderloni FOTO AMATO
I protagonisti di «Silvano» diretti da Alessandro Anderloni FOTO AMATO

La storia non è nuova, ma i protagonisti sono davvero unici: 60 bambine e bambini della scuola primaria di Velo, coinvolti nel teatro musicale da quel maestro di recitazione, canto e regia che è Alessandro Anderloni per interpretare Silvano», la trasposizione teatrale di un testo di Attilio Benetti Da Silvano a San Carlo, che narra dell’insediamento dei primi cimbri dallo Jutland danese alla Lessinia. È una leggenda, ma di quelle che piacciono ai bambini e che nelle sere di filò veniva raccontata con la luce fioca delle lanterne e il tepore della stalla: le ombre che si allungavano sulla paglia, le corna delle bestie che ruminavano e il loro respiro grande e profondo erano gli ingredienti giusti per far nascere draghi, stregoni e fade. Ci sono tutti i presupposti dell’avventura favolosa, in più c’è la leggenda che si fa storia e l’assimilazione di un’identità che i piccoli allievi assorbono inconsapevolmente, ma a tutto vantaggio del loro futuro e della loro terra. Il costruito ricalca Sera i oci, te conto ‘na storia, fortunato esordio che con il teatro e poi il film girato sui luoghi della storia ha lanciato Le Falìe. Come allora ci sono l’ingrediente fantastico, musica molto orecchiabile e recitazione. La trama gira attorno alla migrazione di una tribù danese verso il «Paese del Sole»: erano i Kimbri guidati da Silvano, che nel loro lungo viaggio incontrano traversie e pericoli. Devono affrontare il terribile gigante Swerdof, combattere con gli animali feroci, contro l'ostilità dei briganti, ma niente può fermare il loro cammino se c’è l’aiuto degli dèi e delle fade, le figure fantastiche che entrano nella mitologia popolare dei cimbri, conservandosi fino ai giorni nostri. La commedia musicale è frutto del lavoro di tanti, dai piccoli protagonisti, anzitutto che impegnano anima e corpo in battaglie e scontri in cui credono; ad Anderloni che per loro ha composto testi e musiche e li sa dirigere come pochi sanno dare spazio alla spontaneità dei bimbi senza imbrigliarla in stereotipi sdolcinati; a Giulia Corradi che li ha a lungo preparati nelle prove, insegnando le parti cantabili e accompagnandoli alla pianola durante lo spettacolo; a Luigi Castagna che con un uso sapiente delle luci crea sul palcoscenico dell’Orlandi la giusta sintonia fra racconto e visione; ai genitori e alle insegnanti che hanno espresso il meglio della creatività nella realizzazione dei costumi e delle scenografie. Bravissime la quattro narratrici attorno a cui ruota il racconto con voci fuori campo e nello stesso tempo protagoniste e bravissimo il coro come voce narrante e capace, come nel teatro greco, di sottolineare il pathos dei momenti di apice del racconto. Continua con questi bambini, che sono figli dei protagonisti con i quali 25 anni Anderloni cominciò a far teatro e a mettere un paese in scena, la fortunata serie di racconti musicali che resteranno, si può esserne certi, motivi orecchiabili sulle bocche di grandi e piccoli: «Capita perché cantano e recitano cose comprensibili per la loro età: fanno cose da adulti restando bambini, con un’energia grandissima», commenta Anderloni che ha portato lo spettacolo anche ad Asiago, invitato dai cimbri dell’Altopiano. •

V.Z.
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