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02.10.2018

La Lessinia Legend Run marcia verso il successo

La partenza della Lessinia  Legend Run in piazza a Velo
La partenza della Lessinia Legend Run in piazza a Velo

È stato un successo riconosciuto da organizzatori e partecipanti la seconda edizione della Lessinia Legend Run, massacrante corsa in montagna su quattro percorsi di 45, 30, 20 e 10 km con partenza e arrivo sulla piazza di Velo e diversi impegnativi dislivelli. Per i colori veronesi un successo doppio perché ha messo in risalto lo straordinario risultato della famiglia Tanara di Badia Calavena, padre e figlio vincitori della distanza più lunga con papà Francesco e dei 20 chilometri con il diciottenne Mattia. La zampata che ci si aspettava è arrivata anche in campo femminile con la vittoria di Giulia Scardoni di Bosco Chiesanuova nella 30 km e l’ottimo secondo posto di Anna Corsi nella prova regina. Francesco Tanara, 45 anni, è arrivato sul traguardo tagliando un sogno: «Dovevo vincere perché questa è la gara di casa, sui tracciati dove mi alleno. Il secondo posto dell’anno scorso mi è bruciato», ammette e quando il giovane marchigiano Luca Balducci lo ha affiancato per quasi tutto il tracciato che dalla Lessinia è sceso in Val di Revolto risalendo fino al Fraccaroli sul Carega, per tornare in Lessinia, ha temuto un’altra beffa: «Sono riuscito a staccarlo solo sul Malera allungando nella discesa. Sono contento anche di aver abbassato il mio tempo di una decina di minuti rispetto all’anno scorso, guadagnando 4-5 minuti a ogni tappa. Ho avuto paura di scoppiare quando mi sono reso conto di aver inanellato tempi così bassi, ma alla fine il cronometro mi ha dato ragione. Adesso mi preparo per la fase invernale, con gli sci di fondo che aspettano la neve e seguirò Mattia nel suo allenamento per lo sci alpinismo», promette. Il figlio Mattia arriva da 41 gare fra scialpinismo e corsa disputate quest’anno: «Avrei dovuto tirare i remi in barca perché punto a far bene alla finale di coppa del mondo a Limone Extreme Skyrace fra 15 giorni, ma sabato ho fatto il percorso della 20 km in bicicletta e ho ceduto alla voglia di provarlo: troppo bello», esclama, convinto di aver fatto solo «un allenamento un po’ più tirato del solito». In testa c’è il confronto con i migliori atleti del mondo e l’idea che tutto servirà per confermare e migliorare le soddisfazioni che ha già ottenuto nello scialpinismo al Pierra Menta in Savoia, al Trofeo Mezzalama su Monte Rosa e ai campionati italiani dove ha gareggiato con i più grandi. Antonella Bignardi, 47 anni, di Reggio Emilia, è arrivata prima fra le donne sulla lunga distanza: «È stata una gara dura perché molto tecnica, ma bellissima perché si può fare tutta di corsa, anche se devi stare attenta nei tratti di bosco più scivolosi. Io non conoscevo la Lessinia e il Carega e non immaginavo che fossero così belli», conclude Bignardi che è anche campionessa nazionale Trail Uisp. L’ha tallonata fino all’ultimo Anna Conti di Pescantina trasferita a Sant’Anna d’Alfaedo, giovane mamma di due piccoli che l’hanno attesa al traguardo con il papà: «Ho pagato lo sforzo di una settimana fa, quando mi sono classificata seconda al campionato italiano di trail long loup (65 km). Pazienza ma non rinuncio a riprovare», assicura, «perché la montagna è la mia passione». È una conferma anche quella di Giulia Scardoni, prima sulla nuova distanza di 30 km dopo aver vinto nel 2017 la 20 km: «Sono contenta perché il risultato è arrivato su una distanza che solitamente non pratico. Sono partita lenta per paura di scoppiare, ma via via mi sentivo meglio e ho preso fiducia quando mi sono resa conto che staccavo il gruppetto di compagne». Un allenamento per passare ai 45 km l’anno prossimo? «Ci posso pensare», assicura la giovane atleta di Bosco Chiesanuova che arriva dallo sci di fondo. Infine un «senatore della Marcialonga», Armando Zambaldo, 75 anni, mai perso una gara della massacrante prova invernale delle Valli di Fiemme e Fassa: «Questa corsa è ben più dura», assicura all’arrivo della 20 km, «e sulle colline della Val d’Illasi, dove mi alleno, non ci sono questi dislivelli. Ho visto tanti fermarsi con i crampi nelle discese più ripide, ma sul percorso e la sua gestione devo solo dire che sono perfetti». •

Vittorio Zambaldo
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