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25.03.2018

La Ciusa, cava eterna «Violentano la Lessinia»

La montagna «sventrata» alla cava Camposilvano A in località La Ciusa
La montagna «sventrata» alla cava Camposilvano A in località La Ciusa

Ci sono poche certezze in questo paese delle leggi, delle proroghe e dei condoni. Una certezza che finora si può dire eterna è quella di poter fare un buco in un posto qualsiasi a proprio piacimento, meglio ancora se in area vincolata e paesaggisticamente bella e fragile, ed essere certi che sarà per sempre, meno bello di un diamante, ma di sicuro per sempre. Un esempio preclaro è la cava Camposilvano A in località La Ciusa, frazione di Velo, a lato della strada provinciale prima del bivio che da una parte indirizza a Conca dei Parpari e Malga San Giorgio e dall’altra scende a San Francesco di Roverè e sale poi a Valdiporro e Bosco Chiesanuova. È una cava aperta dal 1969, su autorizzazione del prefetto, come allora si usava. Avrebbe dovuto chiudere dieci anni dopo, ma la Regione nel 1979 ne ha prorogato l’apertura per altri quattro anni. Nel 1982 arrivò la seconda proroga regionale, nel 1991 la terza e nel 1996 la quarta, con impegno a chiudere e ricomporre tutto lo scavo entro il 2004. Parole al vento. Arrivò anche la quinta proroga con autorizzazione fino al 2006, sempre con l’impegno di chiudere e sbaraccare tutto. Poi ci fu la sesta fino al 2008, la settimana fino al 2013 e l’ultima in ordine di tempo ma non di decisione di chiusura che ha tenuto in vita la cava fino al 2018. Adesso la ditta proprietaria, Marmi Camposilvano, di cui è socio rappresentante Luciano Rancan, richiede alla Regione una proroga dei termini di scadenza dei lavori di coltivazione (estrazione e sistemazione), nonché il rinnovo del nulla osta ambientale. IL GIOCHINO. Stesso giochino da cinquant’anni e stesse mosse da una parte e dall’altra, solo che il proprietario ha tutte le ragioni per provarci ancora e la Regione dovrebbe avere il pudore di dire basta. Invece ha già inviato la documentazione in Comune con la richiesta di esporre la domanda all’albo pretorio per l’avvio del procedimento dell’ennesima proroga. «La cava si trova a circa 200 metri a sud della frazione Camposilvano, in zona prativa e boschiva», recitava la relazione tecnica del 2004, nascondendo che ha di fronte una colonia alpina, l’antico insediamento cimbro della Ciusa, il museo dei geopaleontologico dei fossili, due campeggi, un agriturismo e un ristorante, un bed&breakfast e a 200 metri anche il confine del Parco naturale regionale della Lessinia con l’area naturalistica del Covolo e la meraviglia geologica della Valle delle Sfingi. LA GENTE. I residenti, coordinati da Ilario Gaspari, vogliono far sentire il loro dissenso verso una nuova proroga al diritto di escavazione, in considerazione anche del fatto che l’area sta trovando una propria collocazione turistica con ben 16mila presenze all’anno. Lo stesso Gaspari ha ceduto al Comune un terreno a fianco della cava perché ne nasca un parcheggio di 3.439 metri quadrati, con palazzina servizi e stalli per 114 posti auto, 3 pullman, 4 posti disabili, tutti provvisti di punti luce: «Questa cava è un danno alla nostra economia e alla visione che ci facciamo di questo luogo per il futuro della Lessinia», commenta, mostrando il progetto del parcheggio e del percorso turistico ad anello nato dall’idea di un gruppo di imprenditori locali che hanno deciso di dare un creativo e determinante impulso allo sviluppo dell’area, partendo dalla presenza della più antica casa cimbra della Lessinia per raccontare dell’architettura, della geologia, di flora e fauna, di paesaggio. L’INTELLETTUALE. Il regista Alessandro Anderloni, che a Velo vive e lavora, e fu tra gli organizzatori della marcia e tra i promotori di un ricorso al Tar che salvarono la Valsguerza da una nuova cava che era già stata approvata in Regione, commenta :«Da decenni sento dichiarare, a fasi alterne, da parte dei titolari delle concessioni, di voler ripristinare o di chiudere l’immortale cava di Camposilvano. Poi, immancabilmente, viene ripresentata una nuova domanda di espansione. Quella cava è il simbolo della contraddizione in Lessinia, alle porte del Parco, a ridosso di due riserve naturali e del museo dedicato ad Attilio Benetti. Nel cuore di una montagna che ha imboccato con convinzione la strada del turismo ambientale e della valorizzazione di natura, storia, tradizione ed enogastronomia, questo squarcio è una violenza che non porta alcun beneficio economico agli abitanti e grida il dispregio verso la bellezza del paesaggio». TERRA MARTORIATA. «La terra tra Velo e Camposilvano è tra le più martoriate della Lessinia», denuncia Anderloni, «con una preoccupante espansione di serre che anno dopo anno si stanno mangiando i prati, con un’edilizia scomposta, con due enormi cave sulla strada di accesso all’alta Lessinia. Per quanto tempo ancora Velo dovrà subire un impatto ambientale così pesante su quel famoso “territorio” di cui sempre si auspica la tutela, a ogni livello pubblico e privato?». •

Vittorio Zambaldo
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