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06.12.2018

Un terreno in affitto a soli 230 euro all’anno

La Regione punta a recuperare terreni incolti e abbandonati
La Regione punta a recuperare terreni incolti e abbandonati

Fino a 3,5 ettari di prato e pascolo ad un affitto pressoché simbolico: appena 230 euro all’anno. È il risultato dell’attività della Banca della terra veneta, istituita con legge regionale e concretizzattasi ora in giunta con due bandi per assegnare sei ettari di terreni incolti di proprietà del demanio regionale e attualmente in gestione a «Veneto agricoltura», l’agenzia per l’innovazione nel settore primario. Le prime assegnazioni sono nel Veronese per due lotti nei Comuni di Dolcè e di Selva di Progno. In Val d’Adige si tratta di un prato-pascolo di 2,6 ettari, costituito da tre corpi fondiari collegati fra loro da carrareccia e situati all’interno di un bosco ceduo la cui gestione è però esclusa dal bando. In Val d’Illasi invece la superficie a prato-pascolo è di 3,5 ettari, in tre corpi fondiari con un piccolo fabbricato per deposito attrezzi. Dalla pubblicazione sul Bollettino della Regione ci sono 60 giorni di tempo per presentare ad Avepa (Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura) la domanda di assegnazione. Le informazioni più dettagliate si trovano in www.regione.veneto.it/web/agricoltura-e-foreste/banca-della-terra-veneta o in www.avepa.it/imprese. La Banca della terra è stata costituita con una legge regionale del 2014 e ha la finalità di mitigare i fenomeni di abbandono e mancata coltivazione di terreni, in particolare nelle aree marginali, e di affidarli a giovani agricoltori o a imprese già consolidate per salvaguardare le potenzialità produttive rurali e contrastare il degrado paesaggistico e i fenomeni erosivi. La legge affida ai Comuni il compito di individuare e censire i terreni di proprietà pubblica da inserire nella Banca della terra. «In questa prima fase di applicazione della legge, abbiamo riscontrato che le amministrazioni comunali sono in difficoltà nel censire la proprietà delle superfici agricole e individuare i lotti da inserire nella Banca della terra», lamenta l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan. L’assessore prospetta anche altre strade percorribili: «Ad esempio, le forme di gestione in cui proprietari di terreni pubblici o privati potrebbero costituire un’associazione fondiaria e assumerne la gestione, secondo uno schema volontario e consociato che consenta un uso economicamente sostenibile». •

V.Z.
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