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02.04.2017

I Cinque Stelle:
«Non abbattere
i lupi, ma gestirli»

L’incontro promosso dal Movimento 5 Stelle  sui lupi e sul parco della Lessinia
L’incontro promosso dal Movimento 5 Stelle sui lupi e sul parco della Lessinia

Il Movimento 5 stelle ha espresso la propria contrarietà agli abbattimenti dei lupi quale modo di gestirli in Italia. «È un sistema peggiorativo che ha già dimostrato la sua inefficacia», ha esordito il parlamentare europeo pentastellato Marco Zullo nell’affollato incontro organizzato a Verona dal gruppo consiliare del M5S di Sant’Anna d’Alfaedo.

Su questa premessa si è innestata la relazione chiara ed esaustiva della biologa Paola Peresin: «Chi si occupa del lupo e dei selvatici in genere, deve preoccuparsi di biologia e dei fatti per due ragioni: il lupo è una specie estremamente intelligente che risolve problematiche con nuove strategie; è flessibile, in una scala che vede al vertice l’uomo, seguito dal ratto e dal lupo, capace di adattarsi a ogni ambiente, dall’artico al deserto, con il vantaggio di vivere in branco e in questo ci assomiglia moltissimo, perché è nella costruzione della società che si sviluppano comportamenti atti a ridurre l’aggressività verso i propri simili. Considerate che se la prima causa di morte per il lupo è il fucile, la seconda è il lupo stesso, che aggredisce i suoi simili fuori dalle regole del branco».

Dopo la biologia, la studiosa ha affrontato il tema della presenza del lupo in Lessinia: «Ci si stupisce che ci sia un branco che supera, per numero, lo standard appenninico e delle Alpi occidentali (in genere dai 4 ai 7 individui), ma occorre considerare che da individuo intelligente sta dove il clima è mite, dove si mangia meglio e dove non gli sparano. Togliamoci dalla mente che i lupi stiano in luoghi selvaggi e inaccessibili, perché vive con noi da 60mila anni, sa bene cosa deve temere da noi e sa bene dove può arrivare. Nessun lupo, che non sia psicopatico (ma capita anche fra gli umani), aggredirà mai un uomo, perché sa vedere prima di essere visto e aspettare pazientemente il momento di fare quello che vuole senza subire alcun danno. Pertanto non va né protetto né ucciso, ma gestito».

E la biologa, che non sparerebbe mai a un lupo, ha però imbracciato il mitra sul tema della gestione: «Come si fa a gestire quello che non si conosce? In Lessinia gli allevatori sono stati lasciati soli e il progetto Life WolfAlps, partito nel 2013, si è presentato con azioni concrete sull’altopiano solo ad agosto 2016: la soluzione non sono quattro pali e tre cani, ma un rapporto di fiducia e comunicazione con gli allevatori: se manca, il lupo non resterà a lungo in Lessinia. Il Parco dovrebbe occuparsi di biodiversità ma dei lupi lessinici non sappiamo nulla. Sono stati fatti tre tavoli tecnici che si potrebbero definire “conversazioni non funzionali”», ha concluso.

Si è parlato anche di parchi e il consigliere regionale Manuel Brusco ha insistito sulla capacità progettuale per sfruttare i finanziamenti europei e sul rischio che il lupo venga usato come pretesto per ridurre le aree protette. I deputati Silvia Benedetti e Mattia Fantinati hanno insistito sull’approfondimento della raccolta dati, come monitoraggio che preceda studio e ricerca sulla materia, sulle misure per ridurre il fenomeno del randagismo e del rischio ibridazione fra lupo e cane e sull’utilizzo della presenza del lupo per incentivare un turismo più consapevole e responsabile «come capita in altre parti del mondo dove il predatore è testimonial di richiamo per visite e soste nei parchi: non temiamo chi morde ma chi lecca», ha concluso Fantinati fra gli applausi.

Vittorio Zambaldo
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