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12.08.2017

Recinti elettrici anti lupi
Montati i primi impianti

Una fase del montaggio del recinto anti lupi all’azienda di Martino Roncari a Campofontana di Selva di Progno FOTO PECORA
Una fase del montaggio del recinto anti lupi all’azienda di Martino Roncari a Campofontana di Selva di Progno FOTO PECORA

È stata scelto Campofontana di Selva di Progno e l’azienda di Martino Roncari, che ha subito otto predazioni da lupo negli ultimi tre mesi, per la posa dei primi recinti elettrici che la Regione destina gratuitamente agli allevatori con i fondi del progetto Life WolfAlps. Qui, dove i predatori hanno colpito più duramente, in una settimana sono stati posizionati due recinti con il concorso degli agenti della Polizia provinciale e la supervisione di Renato Semenzato, il biologo incaricato dalla Regione di seguire l’installazione. Ne hanno beneficiato finora Angelino Furlani e lo stesso Martino Roncari, che ne ha chiesti due per poter contare sulla possibilità di traferire le manze da un pascolo protetto a un altro.

Accanto al primo recinto, per il quale sono stati impiegati ben sei rotoli da 400 metri di filo, Semenzato ne spiega il funzionamento: «L’animale si avvicina e toccando uno dei fili riceve una scarica elettrica tale che dai video registrati si vede chiaramente il suo terrore. Il lupo è animale intelligente e non tenterà più quella strada, anzi racconterà a tutto il gruppo la disavventura e sarà a sua volta fonte preziosa di informazioni per il comportamento del branco», esordisce il biologo.

L’ambiente, poco sotto contrada Roncari, lungo la vecchia strade che scende a Selva di Progno, è l’ideale per il pascolo e per le predazioni, fatto com’è di ampie radure erbose e di bosco, luoghi per l’approvvigionamento e per il riposo all’ombra. L’interno del recinto è stato percorso tutto con Daga, il segugio di Hannover di Anselmo Furlani, cane in dotazione alla polizia provinciale, specializzato nell’inseguimento su traccia: dal recinto una volta chiuso deve restare fuori anche solo il sospetto che possa esserci dentro il predatore. I quattro fili, tirati a una distanza di una trentina di centimetri uno dall’altro raggiungono un’altezza di 120 centimetri, montati su paletti verdi in fibra di vetro o anche utilizzando paletti di legno preesistenti o posati appositamente nei punti di maggior tensione, per esempio dove si vogliono creare le aperture per l’ingresso e l’uscita dal recinto. Un chilometro di recinto costa 2.100 euro solo di materiale: oltre ai quattro fili ci sono i paletti, la batteria che fornisce una corrente di 5 chilovolt e un pannello solare che la mantiene in carica ed efficiente.

La posa è fatta dal biologo stesso e da personale che lo aiuta seguendone le indicazioni, «ma sono importanti soprattutto le indicazioni che ci dà l’allevatore», aggiunge Semenzato, «è lui a dirci dove intende collocare il recinto, dove fare le aperture, come rendere più comodo agli animali l’accesso al cibo e all’acqua. È la persona che meglio conosce le loro esigenze e noi lo ascoltiamo, sistemando il recinto con i criteri che ci impone la vigilanza e l’efficacia: in definitiva il recinto serve a respingere i predatori e non deve diventare una complicazione per la vita e l’attività dell’allevatore. Quindi è giusto che ne chieda la sistemazione come meglio serve alla sua azienda», conclude Semenzato.

Sono 60 i recinti antilupo in cantiere e destinati alla Lessinia: una ventina sono già stati installati la scorsa estate, altri 40 lo saranno in queste settimane. Cinque con modello a rete, adatti per il pascolo di ovini e caprini, sono già stati consegnati ad altrettanti allevatori.

Vittorio Zambaldo
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