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07.07.2018

Pecore brogne uccise dai lupi «Basta, ora le porto in pianura»

Una delle pecore brogne rimaste vittima dell’attacco dei lupi nella notte tra giovedì e venerdì
Una delle pecore brogne rimaste vittima dell’attacco dei lupi nella notte tra giovedì e venerdì

Due pecore di razza Brogna sono morte, una terza è ferita gravemente alla mammella, mentre una quarta zoppica vistosamente e il veterinario dovrà decidere sulla loro sorte. Sono le ultime vittime di un attacco dei lupi avvenuto nella notte fra giovedì e venerdì in contrada Rech fra Selva di Progno e Giazza. Una parte del gregge, in tutto sei capi, di una trentina di proprietà di Donatella Pasinato, pascolava sui prati di Luciano Dal Bosco, che li cede in affitto a patto che venga mantenuto pulito il pascolo e sia impedito l’avanzare del bosco. I pascoli occupano circa 12mila metri quadrati della ripida scarpata sopra la provinciale 10 della Val d’Illasi e sono impossibili da coltivare con i mezzi meccanici per la forte pendenza. Di qui l’idea di Dal Bosco di affidarne la cura a una trentina di capi custoditi in aree recintate che lo stesso proprietario del fondo ha provveduto a delimitare con pali e reti alte fino a tre metri. La predazione è stata opera di almeno un paio di lupi, probabilmente il branco di tre che da tempo staziona in alta Val d’Illasi e lo scorso anno si era distinto per numerosi attacchi nella zona di San Bortolo e Campofontana. Il gregge di località Rech era stato colpito la settimana scorsa da un altro attacco di lupi: in quell’occasione ne furono vittime due pecore e un agnello. Il proprietario è intenzionato a riportare in pianura tutti i capi, temendo la progressiva decimazione del gregge. «Ho impegnato tutto l’inverno per creare un recinto sicuro, spendendo tempo e soldi», commenta amaro Dal Bosco, «ma ora non so più che cosa fare. Lascerò che il bosco abbia il sopravvento e si mangi anche questi ultimi pascoli rimasti». L’attacco è avvenuto nelle ore notturne. Svegliato all’alba dall’abbaiare di cani, Dal Bosco ha capito subito che qualcosa poteva essere successo. Un amico che passava per andare al lavoro lo ha avvertito che aveva le pecore sulla provinciale e così, affacciatosi dalla finestra di casa, ha visto la sagoma di una pecora morta nel prato. «Siamo di fronte a un altro bell’esempio di convivenza degli allevatori con i lupi», commenta con sarcasmo Enrico Beltramini, presidente dell’associazione Salvaguardia rurale veneta. «Qui in una zona disagiata per le difficoltà di sfalcio del prato con i mezzi meccanici, l’alternativa era il pascolo ma ora questa pestilenza di lupi costringe i piccoli allevatori a chiudere e a trasferirsi altrove. Cos’altro possiamo ancora fare per tenere a bada i lupi? Costruire dei bunker per le pecore? Alzare le reti sopra i tre metri? Mettere in ogni recinto quattro cani da guardianìa?», si chiede Beltramini, restando convinto che le soluzioni finora proposte non risolvano affatto il problema. Antonio Scungio, il veterinario del progetto Pro Life Lessinia, incaricato dagli allevatori e dai sindaci di monitorare il territorio e assisterli nella fase di confronto con la Regione per la ricerca di soluzioni fattibili, ipotizza la presenza di almeno due dei tre esemplari che dovrebbero aver eletto come proprio territorio l’alta Val d’Illasi, un gruppo distinto da quello della Lessinia centrale per le predazioni sempre disgiunte da quelle dell’altro branco. «Non sono forse neanche i nove lupi filmati dalla Provincia autonoma di Trento nel gruppo del Carega, ma per avere la certezza servirebbe il confronto su materiale genetico. Possiamo dire comunque che questo nucleo ha una presenza stabile in questa parte della Lessinia ed è possibile che quest’anno abbia avuto anche la prima cucciolata», avverte il veterinario. Con quello di località Rech sono 17 gli attacchi dei lupi da inizio anno, 48 i capi uccisi, 8 quelli feriti o soppressi, per un totale di 54, in prevalenza pecore (41), vitelle e manze (10) e tre asini. •

Vittorio Zambaldo
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