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22.09.2018

Parco regionale la rivoluzione entro l’inverno

L’assessore Corazzari illustra ai sindaci  la riorganizzazione del Parco
L’assessore Corazzari illustra ai sindaci la riorganizzazione del Parco

Tempi precisi e molto stretti per la riorganizzazione e la razionalizzazione dei parchi regionali veneti tra cui quello della Lessinia. Ieri l’assessore regionale al territorio e ai parchi, Cristiano Corazzari, ha incontrato i sindaci dei Comuni del Parco naturale regionale della Lessinia e i rappresentanti delle associazioni del territorio interessate, assieme al commissario straordinario Stefano Angelini, al dirigente regionale dell’Unità di Progetto Foreste e Parchi Mauro Giovanni Viti e al direttore del Parco Diego Lonardoni. Dall’incontro è uscito il crono programma che rispetta finora i tempi previsti dalla legge regionale 23 del 26 giugno scorso: entro il 28 settembre il governatore Luca Zaia designerà i tre esperti che entreranno nel Consiglio direttivo e i cui nomi sono già stati scelti sulla base dei curricula presentati. Entro il 10 ottobre sarà predisposto l’elenco delle associazioni di categoria che hanno avanzato la propria candidatura per partecipare alla Consulta del parco e avranno trenta giorni di tempo per nominare un proprio rappresentante in Consulta, che sarà convocata entro il 10 dicembre. Il 14 dicembre il presidente Luca Zaia nominerà i cinque componenti del direttivo ed entro il 31 gennaio dovrà essere incaricato il revisore dei conti. «Tra gennaio e febbraio i cinque parchi regionali del Veneto dovranno essere gestiti con propri organi e competenze», ha annunciato l’assessore Corazzari, dopo aver illustrati i principi che stanno alla base della riforma del governo dei parchi: «La semplificazione e l’ascolto dei portatori di interesse, per creare un vero e proprio coinvolgimento della popolazione che vive e lavora sul territorio, al fine di sentire l’ente parco come qualcosa di proprio e non di avulso. Diamo spazio a chi vive e lavora sul territorio non a chi filosofeggia da lontano. Un altro progetto di legge definirà le linee guida dei piani ambientali dei parchi: si uscirà da una logica strettamente conservazionista, com’è stata in passato, per pensare anche in termini di sviluppo. Certi parchi, come quello del Delta del Po non esisterebbe se non ci fosse stata l’opera secolare dell’uomo che ha regimentato le acque e modellato il territorio». Viti ha delineato gli organi di governo del Parco: la comunità formata da tutti i sindaci che hanno territorio comunale nell’area protetta, tre soggetti esperti indicati dalla giunta regionale, un rappresentate della Provincia, uno dei settore primario (coltivatori o proprietari terrieri), un altro del settore turistico, un rappresentante delle associazioni ambientaliste e uno di quelle venatorie e della pesca sportiva. Tocca alla comunità del parco individuare due soggetti, diversi dai tre esperti di nomina regionale, che con loro entreranno a far parte del direttivo: uno proveniente dal settore primario, l’altro dai sindaci. Sarà allora compito del governatore Zaia nominare il Consiglio direttivo con due componenti scelti fra i sindaci e gli esperti: in pratica il direttivo potrebbe avere al suo interno da uno a quattro sindaci e il presidente del parco viene nominato dal presidente della Regione fra i cinque che compongono il direttivo. Era questo il timore maggiore per gli amministratori della Lessinia che per i 29 anni del Parco avevano sempre espresso il presidente e contavano sulla gestione della Comunità montana. Ci sarà infine la Consulta con la presenza delle associazioni di categoria dei produttori del settore primario, di quelle di promozione turistica, ambientale e di caccia e pesca. La legge prevede che si costituisca anche un comitato tecnico-scientifico con un massimo di nove componenti, esperti di discipline scientifiche e naturalistiche, chiamati ad esprimere un parere sulle decisioni di carattere ambientale. Infine l’incarico di direttore viene conferito dal presidente del Parco. Le domande dei sindaci si sono concentrate sul futuro della Comunità montana: che ne sarà della rappresentanza di chi non ha territorio comunale all’interno dei confini del Parco? La risposta di Corazzari e dei dirigenti regionali è che la questione riguarda la Comunità di fatto sciolta dal momento in cui non si è costituita in Unione montana come previsto dalla legge. La Regione ha tenuto a separare il destino del Parco da quello della Comunità: sarà di competenza dei Comuni inventariare i beni propri e della disciolta Comunità e deciderne la destinazione. •

Vittorio Zambaldo
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