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08.09.2017

No alla sterilizzazione dei lupi
Il ministero boccia la richiesta

Il ministero dell’Ambiente non ha accolto la richiesta di deroga di Venezia in materia di gestione del lupo
Il ministero dell’Ambiente non ha accolto la richiesta di deroga di Venezia in materia di gestione del lupo

No alla cattura e alla sterilizzazione dei lupi. E no al loro spostamento in recinti o altre zone idonee. La Direzione generale per la protezione della natura e del mare del ministero dell’Ambiente ha infatti ritenuto di non valutare la richiesta di deroga in materia di gestione del lupo che era stata avanzata in luglio dalla Regione Veneto con la delibera che prevedeva di allentare il regime di protezione del lupo della direttiva Habitat dell’Unione Europea.

La Regione, con la delibera 1080 del 13 luglio (con oggetto «Gestione della specie lupo Canis lupus in Veneto - Proposta di adozione del regime di deroga previsto dall’art. 19, comma 2, della Legge 157/1992 e dall’art. 11 del Dpr 357/1997) avanzava l’ipotesi della cattura del predatore «ai fini di captivazione permanente in recinto da individuare o costruire sulla base delle indicazioni dell’ Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), previa sterilizzazione degli  esemplari catturati» e anche la «cattura ai fini di traslocazione in altro sito idoneo non interessato da rilevante attività di allevamento zootecnico, sulla base di indicazioni dell’Ispra». La risposta del ministero era prevedibile e infatti ha precisato: «Non si ritiene allo stato attuale di poter valutare la richiesta. Si segnala che il Progetto per un piano di gestione della specie lupo in Veneto presenta diverse carenze di istruttoria rispetto ai requisiti posti dal Dpr 357/97 al fine della valutazione ed eventuale autorizzazione di una deroga». Il Dpr citato prevede che siano possibili deroghe alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, «a condizione che non esista un’altra soluzione valida e che la deroga non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni della specie interessata nella sua area di distribuzione naturale».

In poche parole, non ci sarebbero le condizioni per chiedere le deroghe e la Regione non avrebbe predisposto un’istruttoria adeguata per valutare se queste potrebbero essere concesse.

L’invio al ministero era nato con la mozione firmata dai consiglieri Sergio Berlato e Nicola Finco e approvata dal Consiglio regionale in luglio, in cui si chiedeva alla giunta di adoperarsi per l’uscita della Regione dal progetto europeo Life WolfAlps sulla tutela e gestione del lupo sull’arco alpino.

«La decisione della Regione di uscire da Life WolfAlps», dichiarano Andrea Zanoni e Laura Puppato consigliere regionale e senatrice del Pd, «ha messo in discussione tutte quelle misure e attività necessarie ad arginare le predazioni di greggi e mandrie, come le recinzioni e la dotazione di cani pastore specializzati, con i relativi indennizzi, utili a ristorare gli allevatori interessati da danni economici. Ora la Regione non sa più che pesci pigliare e in modo schizofrenico, dopo aver approvato in conferenza Stato-Regioni l’impossibilità di concedere deroghe a singole regioni su progetti di questa natura nazionale, si inventa catture e recinti per lupi da detenere in cattività e le sterilizzazioni, come se si trattasse di cani randagi. Zaia dovrebbe sapere che i lupi non sono cani randagi».

«Era perciò scontata la risposta del ministero», proseguono Zanoni e Puppato, «che ha cassato queste bizzarre soluzioni dichiarate improponibili e inaccettabili già nel 2014 dallo stesso Ispra, organo statale tecnico scientifico demandato a indicare le misure per contrastare le predazioni. Se si vuole affrontare il tema del lupo e delle predazioni seriamente, bisogna evitare di agire sotto l’azione dell’emotività, utilizzando un approccio scientifico in modo da salvaguardare sia il lupo sia gli allevatori».

L’assessore regionale ad Agricoltura, Caccia e Pesca Giuseppe Pan preferisce non intervenire sulla questione: «Non intendo far dar sponda a sterili accuse che non giovano a nessuno, tantomeno agli allevatori», dichiara.

Vittorio Zambaldo
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