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08.09.2018

Lupi e orsi, il ministro boccia Trento e Bolzano

Era prevedibile, anche se in realtà non scontato, che il ministro all’Ambiente Sergio Costa impugnasse le leggi delle Provincie autonome di Trento e Bolzano in materia di lupi e orsi. A inizio estate entrambe avevano adottato un disegno di legge di un unico articolo che prevedeva la possibilità di cattura e di uccisione di lupi e orsi «a condizione che non esista un’altra soluzione valida e che il prelievo non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, della popolazione della specie interessata nella sua area di ripartizione naturale». In pratica quello che dice l’articolo 16 della direttiva numero 92/43/CEE conosciuta come Direttiva Habitat. Solo che per arrivarci ci vuole tutta una procedura che richiede anni di osservazioni della specie, bisogna aver sperimentato metodi di dissuasione che non abbiano funzionato e aver incassato il parere tecnico dell’ Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Giovedì sera sulla sua pagina Facebook il ministro Costa ha scritto: «L’ho annunciato giorni fa e oggi è stato fatto: il governo ha impugnato le leggi di Trento e Bolzano che prevedevano l’uccisione di lupi e orsi. Leggi incostituzionali. Abbiamo chiesto alle province di modificare la legge, ma non è stato fatto, quindi non abbiamo avuto scelta». «Ora è importante lavorare al piano Lupo: quello in discussione attualmente comprende ben 22 azioni di gestione della specie e la convivenza con l’uomo e le sue attività. Ma noi siamo andati anche oltre e già ieri è partito un tavolo tecnico per ampliare e implementare il Piano e a questo tavolo tecnico partecipano anche referenti indicati dalle province di Trento e Bolzano. Spero di portarlo al più presto in Conferenza Stato-Regioni, così si potranno attivare tutti quegli strumenti di prevenzione fondamentali per favorire la presenza di lupi ed orsi in natura senza pesare sulle attività zootecniche tipiche di quei territori. Lupi e orsi sono salvi e la Costituzione è rispettata», conclude il ministro aggiungendo due faccine di lupo e orso, il motto latino «Ad maiora semper» (Puntare sempre a cose più grandi) e l’hashtag #iosonoambiente. Mentre esultano e ringraziano il ministro le associazioni ambientaliste, il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, che aveva salutato con soddisfazione le decisioni delle province di Trento e Bolzano, non è altrettanto felice di quella del ministro Costa, esponente di quella che definisce «politica asservita al populismo del consenso ad ogni costo». «Se la maggioranza dei cittadini schiavi di un’ideologia ambientalista, nemica alla fine dell’ambiente stesso, la pensa in un modo, il ministro dell’Ambiente di turno la accontenta», scrive Valdegamberi. E ancora: «E poco gli importa che muoia l’alpeggio e si lasci in abbandono una montagna ricoperta di rovi e desolazione. Lui il lauto stipendio fisso a fine mese ce l’ha da sempre. Sono problemi degli altri». «Il nostro è un ambientalismo ideologico e strumentale alla politica, piuttosto che alla vera protezione dell’ecosistema. Mi rendo sempre più conto che i primi nemici dell’ambiente sono gli ambientalisti di professione», conclude il consigliere Valdegamberi. •

V.Z.
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