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25.07.2017

«La Regione acceleri
i tempi dei risarcimenti»

«A cinque anni dalla presenza dei primi lupi in Veneto è così difficile aspettarsi misure di buon senso?», chiede Legambiente in un comunicato in risposta al Piano lupo regionale che prevede la cattura e la detenzione a vita per alcuni lupi e la sterilizazione per altri. «Ennesimo annuncio», dichiara Angelo Mancone, responsabile fauna e aree protette Legambiente Veneto, «di una Regione che non viene a capo del problema: da una parte aderisce al WolfAlps, dall’altra giura di non volere i lupi». «Sconcerta», dice Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, «che prima il Consiglio regionale approvi una mozione ricca di inesattezze ma buone per ammansire gli anti lupo e per giustificare la richiesta di uscita dal WolfAlps. Che poi la Giunta annunci che proseguirà con il progetto Wolfalps fino alla scadenza di maggio 2018 attraverso l’adozione delle misure ordinarie di prevenzione. Che cosa devono aspettarsi gli allevatori dal prossimo anno? Di recinzioni e altro non se ne parlerà più?».

L’azione di segregare e sterilizzare i lupi «sarebbe impotente contro la biologia del lupo, che si reinsedierebbe in un territorio che è favorevole per lui, o ancora peggio, sarebbe oggetto di incursioni di lupi presenti in aree vicine», precisa il presidente. «L’unica proposta vera della delibera», insiste Mancone, «ma inutile sul campo, perché le aree verrebbero ricolonizzate in breve tempo, pessima eticamente e costosissima perché i lupi in cattività vivono anche oltre 15 anni e le risorse necessarie a questa misura supererebbero di molto quelle per la prevenzione ordinaria». Per Legambiente si tratta di azioni «che mostrano come la Regione decida sulla base degli umori della piazza. Si prendono decisioni», precisa Lazzaro, «che ignorano le norme che regolano la presenza dei predatori in Europa e in Italia».

Legambiente ribadisce: «i tempi dei risarcimenti devono essere ridotti e i tavoli di lavoro sul lupo vanno convocati e lì vanno discusse le misure adottabili e non le bizzarre idee che alcuni personaggi avanzano sulla scorta della lettura di Cappuccetto rosso. A partire dai numeri delle prede naturali della specie e delle aree seminaturali e naturali presenti in Veneto, si dimostra l’importanza della presenza di un predatore di altre specie selvatiche».

«Questo, sempre che la Regione si impegni a sostenere i costi della prevenzione: cani da guardiania, recinzioni, custodi al pascolo che garantiscano la corretta gestione del pascolo semibrado e brado», conclude Legambiente. V.Z.

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