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08.11.2017

Smobilitato il centro di Branchetto
A Corbiolo i minori

Il centro di accoglienza di Vaccamozzi è il primo con numeri così imponenti allestito in Lessinia. L’esperienza precedente è stata quella a Branchetto, nel Comune di Bosco Chiesanuova, che è però in via di dismissione perché il paese ha aderito allo Sprar e ha avviato un progetto a Corbiolo per soli minorenni.

A Branchetto, nell’ex edificio dell’impianto di risalita, per un anno e mezzo hanno vissuto una quarantina di persone. Bosco ha numerose strutture simili dismesse e che potrebbero essere utilizzate dalla Prefettura per i Centri di accoglienza speciale. Da qui l’idea del sindaco Claudio Melotti di avviare lo Sprar, il sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo, che pone il tetto di tre migranti per mille abitanti.

Un’altra base Nato, invece, come quella di Vaccamozzi, è a Sant’Anna d’Alfaedo. Le due strutture sono molto simili. A Sant’Anna la Prefettura ha assegnato 50 persone, ma l’edificio non è pronto.

I migranti di Branchetto sono stati in parte già smobilitati e nelle prossime settimane saranno tutti trasferiti, a scaglioni, in altri centri.

Durante la loro permanenza, aveva spiegato il sindaco Melotti il mese scorso, non hanno dato problemi, grazie al monitoraggio dei carabinieri.

L’esperienza di Corbiolo, invece, riguarda dieci minori non accompagnati accolti in una comunità educativa.

I ragazzi non provengono da Centri di accoglienza straordinaria, ma si trovavano già in comunità protette per minori a Verona. Hanno un’età fra i 15 e i 16 anni, tutti maschi. Imparano la lingua e frequentano un Centro provinciale di istruzione per adulti per ottenere il diploma di licenza media.

Il progetto sottoscritto dal Comune ha la durata di tre anni. Al compimento dei 18 anni devono uscire dalla comunità. Nel periodo di studio hanno un permesso di soggiorno.

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