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08.11.2017

«Questi sono luoghi isolati
per loro viverci non sarà facile»

Niko BenedettiAnna Piccoli
Niko BenedettiAnna Piccoli

La contrada è piccola. La vita, lontana dalle luci della città, a Vaccamozzi trascorre lenta, soprattutto d’inverno. L’uomo e la natura sono un tutt’uno e questo legame si esprime nella libertà di trascorrere il tempo all’aperto nei prati e nei boschi attorno. Questo temono di perdere i pochi abitanti della zona insieme al timore di dover cambiare le proprie abitudini. Questioni superabili, forse, quando cittadini e migranti si conosceranno. Per questo per ora il sentimento dominante è quello del «vedremo cosa accadrà».

Certo il numero sostanzioso di richiedenti asilo, in proporzione ai sette abitanti, che diventano una quindicina aggiungendo le case più vicine alla contrada, è l’aspetto che più spaventa. «Ma se tutti si comportano bene, non credo ci saranno problemi», dice Elena, badante della Romania, qui da qualche anno. «L’Italia è un Paese che ti rispetta, se tu la rispetti. Siamo tutti figli di Dio, ma ciascuno deve rispettare l’altro e il luogo in cui è ospitato». È più preoccupata Anna Piccoli, 62 anni, una vita trascorsa a Vaccamozzi con la porta di casa sempre aperta. «Vede», ci mostra. «Chissà se potrò farlo ancora. Vivo qui con mia mamma di 94 anni e lo zio di 96. Talvolta ho il nipotino che porto nel prato qui davanti o nel bosco». Si chiede se potrà continuare a farlo con la stessa tranquillità, in quella piccola contrada che cura nel dettaglio: le tendine alla finestra, i gerani sui davanzali, il vialetto tenuto in ordine e la stufa a legna borbottante in cucina. «Magari non succederà nulla, ma ho paura di non essere più libera». Racconta che il sindaco è venuto a parlare loro e che c’è stata una riunione nella palestra comunale. «Anche i carabinieri ci hanno tranquillizzato, dicendo di chiamare se abbiamo necessità. Ma sono a Bosco Chiesanuova. Ottanta persone spaventano. Non è facile vivere qui, e lo dico anche per loro. Siamo isolati, occorre spostarsi di molto per qualsiasi cosa, alle 16.30 è buio pesto. Siamo fuori dal mondo, non ci sono locali, non c’è nulla ed Erbezzo è a mezzora a piedi. Speriamo vada tutto bene».

Sulla provinciale c’è il Bar Niko, a una quindicina di minuti a piedi da Vaccamozzi. È un luogo di ritrovo per i giovani della zona dove si organizzano feste e cene. È perplessa l’anziana madre del titolare, Giulia: «È presto per dire qualcosa. Ma se ci fossero donne e bambini anche, sarebbe accettabile. Prego che non succeda niente. Ci hanno detto che i migranti cercano sigarette, schede telefoniche e biglietti dell’autobus e noi qui non ne abbiamo».

«Se c’è da aiutare, siamo ben disposti», spiega Niko Benedetti, proprietario del locale. «Ma questa soluzione non mi sembra ottimale: sono ragazzi giovani e qui non c’è niente per sfogarsi. Sono isolati. Forse si potevano valutare anche altre soluzioni: magari integrare ai giovani anche alcune famiglie. Ma cercheremo di non entrare in conflitto e di gestire la situazione con intelligenza. Non è un problema per me e comunque ora è presto per giudicare». M.V.A.

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