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13.08.2017

Profughi:
Campedelli
trova alleati

Il sindaco Lucio Campedelli
Il sindaco Lucio Campedelli

Lucio Campedelli, sindaco di Erbezzo, trova un appoggio in Regione che condivide la sua opposizione all’ arrivo di profughi nel Comune, uno dei più piccoli della provincia (ha appena 750 abitanti), al quale la Prefettura avrebbe destinato un’ottantina di immigrati che verrebbero ospitati nell’ex base Nato di Vaccamozzi dismessa nel marzo 2016. Andrea Bassi, consigliere regionale del gruppo Centro destra Veneto–Autonomia e Libertà, in una nota si dichiara infatti «perfettamente d'accordo con il sindaco Campedelli che, insieme ad altre 24 amministrazioni, ha detto no allo Sprar».

«Con una riunione pubblica», ricorda Bassi, «il primo cittadino di Erbezzo ha informato i cittadini su quanto l’amministrazione comunale sta facendo per opporsi all’arrivo di 80 profughi, annunciato nei giorni scorsi dalla Prefettura. Durante l’incontro, ha fatto un appello anche al prefetto Salvatore Mulas: “Credo nelle istituzioni e negli uomini che hanno il senso della giustizia: che siano rimpatriati i clandestini”».

«La sua battaglia, così come quella di altri Comuni, è la nostra battaglia», dichiara Bassi. «Insieme ai colleghi Stefano Casali e Fabiano Barbisan, stiamo portando avanti una battaglia contro questo ricatto dello Stato che scarica un problema di così ampia portata e impatto sociale sui Comuni, sui sindaci e sul territorio. Già da qualche mese lavoriamo su questa vergognosa situazione: abbiamo presentato una risoluzione in Consiglio regionale per dire basta al ricatto dello Sprar, al quale spesso i Comuni sono letteralmente costretti ad aderire pena il rischio/minaccia di vedersi inondati di un numero ancor maggiore di immigrati (lo Sprar prevede tre immigrati ogni mille residenti, ndr); abbiamo invitato una missiva a tutte le prefetture del Veneto con la richiesta del numero dei richiedenti asilo arrivati nelle varie province venete fino ad oggi, e il numero dei rimpatri di coloro che si sono rivelati senza i requisiti per godere di uno dei vari status di protezione internazionale. Non ci è stata data alcuna risposta, ma attendiamo fiduciosi. La situazione è ormai insostenibile ed è sempre più concreto il rischio di creare conflitti sociali con gli strati più poveri della popolazione locale».

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