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08.11.2017

Dall’Africa alla fredda Lessinia
La nuova vita di 26 migranti

Contrada Vaccamozzi FOTO PECORAVeloce sopralluogo dei carabinieri, ieri mattina, che hanno incontrato il coordinatore della cooperativa
Contrada Vaccamozzi FOTO PECORAVeloce sopralluogo dei carabinieri, ieri mattina, che hanno incontrato il coordinatore della cooperativa

Da Cappella Fasani, al crocicchio con il capitello, una stradina si inoltra tra i pascoli verdi della Lessinia, terra esclusiva delle mucche da latte, e tra boschi di faggio dalle foglie infiammate dei colori dell’autunno, servendo una quindicina di contrade e case isolate. Si sale attraversando un vaio, nel silenzio interrotto solo dai campanacci e tra sfilacci di nuvole basse che fanno da cappotto alle alture. Ci vuole circa un quarto d’ora per percorrere i quasi cinque chilometri che portano a Vaccamozzi, contrada adagiata su un vallo poco sotto la provinciale che conduce a Erbezzo. Qui la vita è tranquilla, le giornate invernali si chiudono a metà pomeriggio, quando cala il buio e le poche finestre accese sono gli unici segnali della presenza di qualcuno. Vi abitano sette persone. Una donna con madre e zio di 94 e 96 anni, una coppia, una badante, un cinquantenne che lavora nelle vicinanze. È qui che tra ieri e domenica sera, accolti dalla nebbia e dalla pioggia, sono arrivati 26 giovani africani, richiedenti asilo tutti tra i 18 e i 30 anni, che saranno ospitati nell’ex base Nato a poche decine di metri dalle case della contrada, nell’edificio utilizzato fino a un paio d’anni fa dai carabinieri.

Il sito è stato assegnato dalla Prefettura alla cooperativa Versoprobo di Vercelli, che in Italia si cura di 1.300 migranti (tra cui quelli a Roncolevà di Trevenzuolo) e che ha vinto l’appalto e sottoscritto una convenzione con la Prefettura per ospitare un’ottantina di persone a Vaccamozzi. I ragazzi provengono dal Sud Italia, hanno viaggiato per l’Africa, attraversato il Mediterraneo e raggiunto l’Italia dalle coste del Sud.

«Sono molto spaventati», spiega Andrea Montagnini, coordinatore della cooperativa. Preferisce non farci entrare per ora: sono in corso molti preparativi per l’accoglienza. Una pattuglia dei carabinieri di Bosco Chiesanuova è venuta in sopralluogo e ha scambiato due chiacchiere con Montagnini che nel pomeriggio ha incontrato il sindaco di Erbezzo Lucio Campedelli. «Per ora sono 26, ma contiamo di arrivare a 80», continua Montagnini.

L’edificio è a due piani: sopra le stanze da letto, arredate dalla cooperativa, al pianterreno, invece, cucina, mensa, infermeria, gli uffici per gli operatori e psicologo e la scuola. «L’attività principale sarà l’insegnamento dell’italiano, del diritto civico e delle regole in vigore. Daremo strumenti per conoscere la vita, la storia e la geografia italiane», spiega Montagnini. Non li spaventano la montagna, l’isolamento? «Non guardano molto all’ambiente che li circonda, ciò che conta per loro è il calore umano. Sono arrivati con traumi, lunghi viaggi, lutti». Si comincia col dare loro un kit per l’igiene personale, vestiti e scarpe («Uno è arrivato scalzo»). Per l’attività interna e la pulizia della nuova casa saranno assegnate a ciascuno delle mansioni: «L’impronta è quella del college e assegniamo a tutti delle responsabilità».

Poi con il sindaco si cercheranno attività da far fare loro: «Qui nevica e se serve spaleranno la neve. Sono giovani in forza e li impiegheremo in lavori di volontariato per aiutarli a inserirsi e perché possano ringraziare chi li ospita. Opereremo in modo che non siano accolti e vissuti con paura dalle persone. E con loro nell’edificio, ci sarà un operatore 24 ore su 24».

Resteranno qui in attesa che le commissioni territoriali si esprimano sulla loro richiesta di asilo. Un percorso che talvolta richiede anche un anno e mezzo.

Maria Vittoria Adami
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