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31.01.2018

Contributi agricoli fondi solo ai trentini

Il consigliere Valdegamberi
Il consigliere Valdegamberi

Basta un confine amministrativo regionale e provinciale, per mandare in tilt il meccanismo dei contributi alle aziende zootecniche che hanno la stalla su un lato e portano i loro capi di bestiame dall’altro. È quello che succede in Lessinia, al confine con la Provincia autonoma di Trento, e che il consigliere regionale Stefano Valdegamberi denuncia con una lettera agli assessori Giuseppe Pan per il Veneto e Michele Dalla Piccola per la Provincia trentina. «Il confine tra Veneto e Trentino non è terra di nessuno e non si possono punire decine di aziende venete (sono una ventina solo quelle in Lessinia) che hanno attività agricole in montagna ed esercitano l’alpeggio a cavallo tra le due regioni», protesta il consigliere della Lista Zaia. Infatti, le imprese della Lessinia che portano i loro capi sui terreni della Lessinia trentina sono discriminate nell’accesso ai contributi agricoli rispetto le altre aziende sia trentine che venete. Ciò a motivo di una normativa trentina che non considera, nel calcolo dei contributi per i terreni pascolati sul proprio territorio, le unità di bestiame delle aziende che hanno sede legale al di là del confine, in Veneto. «Nonostante i solleciti per cercare un accordo tra le due entità amministrative, ancora nulla si è fatto. Non vogliamo che vengano penalizzati da norme prive di buon senso proprio gli allevatori che, con fatica e nonostante i lupi, continuano a praticare l’alpeggio sulla nostra montagna», aggiunge Valdegamberi. L’indennità compensativa che percepiscono è un premio concesso agli agricoltori operanti nelle zone montane per equilibrare, almeno in parte, gli svantaggi a cui è soggetta l’attività agricola in tali zone. Viene concessa per ogni ettaro di superficie agricola ricadente nelle zone classificate montane, sulla base di parametri unitari, fissati per classe di svantaggio, come specificato nel bando del Programma di sviluppo rurale (Psr). Fino al 2015, le aziende con sede legale in Veneto, che conducevano fondi fuori regione, beneficiavano degli aiuti direttamente dalla Regione Veneto. In seguito, la Commissione Europea ha invece stabilito che il premio sia in capo al Psr che ottiene il beneficio in termine territoriali: quindi per i pascoli, le aree trentine che sono pascolate da capi provenienti dal Veneto. La richiesta di Valdegamberi è che si torni anche per gli ultimi due anni al sistema di calcolo adottato fino al 2015: «Finora si assiste a un pilatesco e vergognoso scaricabarile tra le due parti. Manco ci fosse il confine di Stato», conclude il consigliere veronese, che invita i due assessori «a trovare una soluzione per non discriminare e penalizzare gli allevatori di confine della montagna veneta. Mi auguro che si risolva il problema senza dover ricorrere a vie legali, denunciando alle istituzioni europee questa palese discriminazione». • V.Z.

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