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02.10.2016

Permesso speciale
per pilotare i droni
Ce l’ha un Falco

Luca Falco, seguito dal figlio Andrea, fa decollare un drone da un prato di Cerro
Luca Falco, seguito dal figlio Andrea, fa decollare un drone da un prato di Cerro

C’è un cielo sempre più abitato di droni, oggetti radiocomandati per le riprese fotografiche e video da angolazioni che altrimenti sarebbero possibili solo con l’utilizzo di mezzi aerei tradizionali e costosissime apparecchiature.

Ma c’è anche un sottobosco di improvvisatori a cui l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, ha deciso di imporre un regolamento che con alcuni lievi ritocchi sta per essere adottato anche dall’Unione Europea.

Luca Falco, cerrese di adozione, è stato il primo dei finora unici tre veronesi a avere ricevuto dall’Enac l’autorizzazione a operare nelle aree critiche, e a norma di regolamento tali sono considerate le aree urbane. Sono circa 1.300 gli italiani riconosciuti dall’Enac come operatori di mezzi aerei a pilotaggio remoto (droni) per le aree non critiche e di questi una quarantina i veronesi, mentre sono solo 200 gli autorizzati alle aree critiche. La sua è una passione che gli è cresciuta a fianco fin da bambino con l’aeromodellismo, a cui ha dedicato ore passate sulle scatole di montaggio e sui prati a dar sfogo alle sue creature, soprattutto elicotteri.

Musicista di pianoforte e sax, ha intrapreso il discorso delle riprese video su richiesta proprio della Doc Servizi, la più grande cooperativa italiana del settore che riunisce 5mila soci appartenenti al mondo dello spettacolo (musicisti e tecnici) chiedendogli delle riprese aeree.

«COSÌ È NATO l’avvicinamento ai droni per i quali nel maggio di un anno fa ha ottenuto dall’Enac il riconoscimento per poter operare nelle aree non critiche (fino a 150 metri da strade e centri abitati) e all’inizio di settembre l’autorizzazione a operare nelle aree critiche, cioè zone urbane, sempre con il divieto di sorvolare persone a meno che non si tratti di riprese per un video in cui le persone siano attori consenzienti», spiega Falco.

Per questo avanzamento di grado o «specializzazione nel pilotaggio» Falco ha dovuto richiedere la collaborazione di un consulente aeronautico che seguisse le pratiche richieste da Enac e l’ingegnere Giorgio Biasi di Flyvalue ha svolto questo compito fino al riconoscimento, ma Falco non si ferma e sta ancora dando esami per diventare istruttore tecnico di volo per i droni. In questo fine settimana è relatore a Dronitaly, la fiera del settore a Modenafiere, ma è anche istruttore di volo all’associazione Volo velistico scaligero, dove insegna a i neofiti a pilotare un drone usufruendo dei doppi comandi come su un’auto di scuola guida: «Si ottiene il brevetto con una trentina di missioni di volo della durata di 10 minuti ciascuna, in cui si imparano tutte le fondamentali manovre.

È anche il secondo anno che insegna all’Ipsia Giorgi, dove studia suo figlio Andrea, già abile operatore video, chiamato per un corso di potenziamento di 30 ore per la progettazione, costruzione e utilizzo dei droni.

PER L’UTILIZZO in aree critiche serve un secondo radiocomando che abbatta il drone in caso di malfunzionamento. Dovesse sfuggire al controllo e non rispondesse ai comandi, entrerebbe in funzione questo terminatore di volo che abbatte il drone in un’area di buffer, una specie di cuscinetto di sicurezza entro il quale dovrebbe muoversi e terminare il suo volo.

«Purtroppo, i molteplici avvistamenti di droni anche in aree urbane, sottolineano quanto sia facile non ottemperare al regolamento che dovrebbe dettare le norme di sicurezza per l’utilizzo degli spazi aerei e questo è davvero preoccupante», evidenzia Falco, «perché anch’io quando uscì il regolamento mi lamentai per tante restrizioni, ma ho capito poi l’utilità di una normativa severa e tutto sommato ottenere l’autorizzazione per le aree critiche non è impossibile ed io ne sono la prova», conclude.

Vittorio Zambaldo
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