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11.07.2018

Zampilla l’antica fonte Riparata la S-ciaranela

La fonte S-ciaranela dopo i lavori di restauro e di ripristino, a oltre 1700 metri  FOTO AMATOSilvino Pezzo, Claudio Melotti, Diego Lonardoni e Stefano Angelini
La fonte S-ciaranela dopo i lavori di restauro e di ripristino, a oltre 1700 metri FOTO AMATOSilvino Pezzo, Claudio Melotti, Diego Lonardoni e Stefano Angelini

Vittorio Zambaldo Nuova vita per l’acqua della sorgente «S-ciaranela», che sgorga alla quota più alta in Lessinia - a 1.702 metri sul livello del mare - alle pendici di Nord-ovest del Monte Tomba, di fronte a Malga Podestaria, proprio a lato della strada che collega la malga con il Rifugio Bocca di Selva. La fonte rientra nelle proprietà indivise di 85 «paghe» di Malga Folignani di Cima le quali appartengono a una dozzina di proprietari. Da anni la sorgente versava in stato di degrado, con una vasca abbeveratoio di cemento priva di uno scolo adeguato, tant’è che l’acqua, superato il bordo dell’invaso, scendeva disordinatamente sulla strada sottostante, creando, nei mesi più freddi, uno strato di ghiaccio molto pericoloso per auto e pedoni. Il restauro, ad opera dei proprietari con un finanziamento del Parco naturale regionale della Lessinia, che ha erogato 22mila euro, ha permesso di sistemare due nuovi abbeveratoi scavati nel rosso ammonitico, alimentati da due cannelli in pietra che raccolgono l’acqua del troppo pieno. La sorgente, infatti, è incanalata in due serbatoi completamente interrati per una capacità complessiva di 150 quintali d’acqua. Quella che sgorga all’esterno è invece l’acqua che supera il bordo dei due serbatoi e il cui contenuto è utilizzato per il lavaggio delle attrezzature di mungitura della malga e per il rifornimento in altre malghe, in caso di bisogno. La sorgente «S-ciaranela» è esempio unico per l’altopiano lessinico di sorgiva naturale, esiste da fin dall’antichità quand’era luogo di sosta per dissetare uomini ed animali. «Il compianto geologo Franco Gandini era convinto che quella che siamo riusciti a captare sia solo una minima parte dell’acqua disponibile nel sottosuolo», ricorda Silvino Pezzo, uno dei comproprietari di Malga Folignani di Cima, «e la sua idea era di penetrare più in profondità, nel fianco della montagna per far sgorgare acqua ancora più abbondante». L’intero sito che era in precario stato di conservazione per incuria, smottamenti di terreno e dilavamento continuo di acqua non incanalata, è stato sistemato sotto la direzione dell’Ufficio tecnico del Parco e della Comunità montana ed ha previsto la demolizione del residuo di vasca in cemento che ancora esisteva, l’arretramento del nuovo manufatto per consentire la creazione di una piazzola di sosta e scambio, la realizzazione di due «arbi», secondo la tecnica antica della pietra scavata, l’intubazione dello scarico che sotto la strada per finire nella valletta a lato. È stata creata anche una muratura in sasso per il sostegno della riva retrostante e una staccionata che delimita l’area dei serbatoi e impedisce l’accesso degli animali al pascolo. «È un passo importante, perché l’acqua è bene prezioso, particolarmente in Lessinia, dov’è così rara», commenta il sindaco di Bosco Chiesanuova Claudio Melotti, «e l’ideale inizio di un’opera altrettanto fondamentale che prevede acqua ed energia elettrica per tutte le malghe della Lessinia: un investimento di 7 milioni di euro, finanziato con i fondi di area vasta dei Comuni di confine e che partirà appena avremo concluso l’iter burocratico». «È il quarto intervento concluso dei cinque programmati su altrettante fontane della Lessinia», aggiunge Stefano Angelini, commissario regionale di Parco e Comunità montana, che elenca le due di Sant’Anna d’Alfaedo (Vaona e Michelazzi), la fontana degli Alpini a Erbezzo, nel Vajo dell’Anguilla e quest’ultima, della S-ciaranela. •

Vittorio Zambaldo
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