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18.12.2017

L’Istituto è realtà Tutte le scuole in un solo «polo»

Il discorso del sindaco Claudio Melotti   FOTO PECORALa gioia dei bambini che hanno partecipato alla festa di inaugurazione del polo scolastico di Bosco Chiesanuova
Il discorso del sindaco Claudio Melotti FOTO PECORALa gioia dei bambini che hanno partecipato alla festa di inaugurazione del polo scolastico di Bosco Chiesanuova

Vittorio Zambaldo Il sogno di una scuola moderna, sicura e accogliente è realtà «e da domani dormo sonni più tranquilli», ha ammesso il sindaco Claudio Melotti all’inaugurazione dell’edificio che accoglie le classi della scuole primarie del capoluogo, della secondaria di primo grado dell’intero Comune ed è anche sede dell’istituto comprensivo più grande del Veneto non per numero di alunni (1.050) ma per numero di scuole: ben 19 in sei diversi Comuni dell’alta Lessinia. E c’erano tutti i sindaci a festeggiare con Melotti questo risultato che è partito con il blocco nel 1999 dell’asta che aveva messo in vendita i terreni delle ex colonie alpine e la successiva delibera di assegnare a quei terreni la destinazione di zona a servizi. Il sindaco ha ringraziato quanti hanno lavorato al progetto: «le giunte che si sono susseguite, i progettisti Giancarlo e Marcello Bragantini, l’impresa Pellegrini, i dirigenti scolastici (Donato De Silvestri, Stefania Be e Alessio Perpolli) per i suggerimenti e l’assistenza, i cittadini di Bosco che ci hanno sempre creduto; dipendenti e segretari comunali senza il cui lavoro e competenza il risultato non sarebbe arrivato; le minoranze consiliari che hanno sempre appoggiato i progetti; il volontariato che si è speso per una giornata per il trasloco dalla vecchia scuola e per organizzare la festa; la Bosco bio energy, che fornisce energia per il riscaldamento di palestra, piscina e scuole grazie alla centrale a biomasse che trasforma i reflui zootecnici degli allevamenti del paese». L’ultimo grazie, che ha commosso il sindaco che ha tenuto il discorso con tre dei quattro nipotini ai piedi, è stato per i familiari «che hanno sopportato assenze, silenzi e nervosismi, che mi vedono poco ma mi vogliono ancora bene». L’esordio era stato sul piazzale della nuova scuola, con il canto degli alunni dell’inno alla Lessinia e Fratelli d’Italia, seguiti dalla benedizione di don Lucio Benedetti che ha richiamato come la scuola sia sale e luce «motore dei nostri paesi, testimonianza di vitalità». Le nuove scuole portano in dote l’intitolazione ad Antonio Fogazzaro e Aldo Moro, titoli che erano già riconosciuti, ma l’auditorium, usato come sala per gli incontri dei docenti, aula magna e punto d’incontro per la popolazione (accessibile anche dall’esterno a scuola chiusa) è stato intitolato a Giovanni Vincenzi, sindaco del paese dal 1977 al 1993, veterinario amatissimo e poi dirigente regionale, con il quale Melotti aveva avviato il suo percorso politico e amministrativo. Una targa, scoperta dai familiari, lo ricorda assieme alle parole dei colleghi Gastone Passarini e Fabrizio Cestaro e della nipote Lucia: «Ci riempie di soddisfazione sapere che il suo ricordo vive e che lui è tornato qui fra di voi, dove avrebbe voluto passare gli anni della pensione», poi il coro La Frizzolana ha intonato Signore delle cime, il canto che più gli piaceva. Nella palestra riempita con un migliaio di cittadini il sindaco ha citato don Milani e il suo motto «I care» (Mi interessa) per tirare le somme di un consuntivo economico che ha sfiorato i 4 milioni di euro, metà dei quali arrivati dai fondi dei Comuni di confine, 744mila dalla Regione, 160mila dalla Fondazione Cariverona e 916mila da risorse proprie, ma anche morale: il merito di aver investito in un’opera che rappresenta il futuro. Di questo tutti gli hanno dato ragione, a partire dal dirigente scolastico Alessio Perpolli: «Questa non è la scuola del sindaco o del preside», ha detto, «è la scuola di un territorio bello ma difficile, di una comunità orgogliosa di quello che è e di quello che fa. Credo che una delle qualità più importanti di chi lavora nella scuola sia l’ottimismo che ci permette, come diceva don Milani, di indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi oggi vediamo solo confuse, le scuole di questo territorio devono crescere uomini e donne liberi, uguali e aggiungerei felici». •

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