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02.09.2018

Il Film Festival fa integrazione con «La cordata»

Scena da «Suleiman Gora»
Scena da «Suleiman Gora»

Anche quest’anno la rassegna cinematografica internazionale, in corso al Teatro Vittoria fino ad oggi, ospita 50 studenti dei licei cittadini Fracastoro e Messedaglia impegnati in attività di alternanza scuola lavoro, ma la novità è che a loro si aggiungono, inseriti nello staff, sei ragazzi della comunità educativa La Cordata dello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) di Corbiolo, avviato dal Comune di Bosco Chiesanuova e gestito dalla coop Prassi e ricerca. La comunità accoglie a Corbiolo nove adolescenti, per lo più provenienti da Paesi dell’Africa, di cui sei sono coinvolti come volontari al Festival tra biglietteria, bar, comunicazione. Francesco Pea, coordinatore della comunità La Cordata, spiega: «Già prima di partire con l’accoglienza, un anno fa, avevamo preso contatti con Alessandro Anderloni per una collaborazione in vista del Film Festival di quest’anno», ricorda. «Poi lui stesso si è presentato per incontrare i ragazzi e spiegare le caratteristiche del Festival e come avrebbero potuto essere coinvolti nella struttura organizzativa. Nei corso dei mesi abbiamo costruito questa collaborazione, sfociata nella presenza di sei ragazzi in attività di volontariato che vanno dall’accoglienza degli ospiti del Film Festival, all’aiuto nella comunicazione e nelle attività di accompagnamento e ristorazione». Duplice l’obiettivo a cui la comunità ha puntato: «Coinvolgere fin dall’inizio la popolazione per farla sentire corresponsabile della sorte dei minori. Questo ci ha consentito di giocare d’anticipo per una progettualità condivisa. Il Film Festival è occasione importante per i ragazzi per stare a contatto con coetanei e adulti e irrobustire le loro conoscenze dell’ iltaliano, prerequisito per qualsiasi integrazione, oltre che acquisire competenze professionali e di cittadinanza. Il secondo obiettivo è che questa collaborazione con il Film Festival permette alla comunità di Bosco di avere notizie su di noi non solo in via indiretta, ma di persona, e per noi è occasione per restituire qualcosa alla comunità che ci accoglie», spiega Francesco Pea. Ogni ragazzo coinvolto nel progetto è seguito da un operatore di riferimento con cui è stato individuato un piano educativo individualizzato che prevede l’apprendimento della lingua, la frequenza della scuola, l’avviamento al lavoro. Con il Comune sono stati predisposti laboratori di inclusione che permettono di contattare varie attività produttive o culturali come il Film Festival, per costruire percorsi individualizzati. È il caso della collaborazione con la Piccola Fraternità Lessinia, con un agricoltore, con alcune pizzerie. Il successo della partecipazione al Film Festival è altissimo, tant’è che alcuni dei ragazzi coinvolti restano dal mattino alla sera: «È il miglior indice per valutare che si tratta sia di un’attività altamente formativa, ma anche divertente», riconosce Pea, «e dai resoconti che ci vengono dagli stessi ragazzi e dagli organizzatori e amici del progetto arriva la conferma che questa è un’esperienza da replicare anche negli anni futuri, incrementandola magari anche attraverso progetti sempre più condivisi o di accompagnamento al Festival», conclude il coordinatore della comunità. •

V.Z.
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