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18.08.2018

Chiuso il centro di accoglienza straordinaria

L’ex albergo Branchetto, per due anni Centro di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo. I migranti sono stati destinati altrove
L’ex albergo Branchetto, per due anni Centro di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo. I migranti sono stati destinati altrove

Ha chiuso dopo poco più di due anni (funzionava dalla fine di maggio 2016) il Cas, Centro di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo di Branchetto, ospitato nella struttura dell’ex impianto di risalita. Sono stati destinati altrove gli ultimi migranti che occupavano l’edificio e per il momento non ci sono altre possibilità di apertura di nuovo Cas sul territorio di Bosco Chiesanuova. «Questo grazie alla lungimirante programmazione di aver aderito al progetto Sprar, cioè al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che ha attivato la comunità di accoglienza La Cordata di Corbiolo dove sono presenti nove minorenni non accompagnati, sette africani e due albanesi», sottolinea il sindaco Claudio Melotti. «Questo, dal nostro punto di vista, rispetta l’impegno che ci eravamo assunti con la cittadinanza e che la Prefettura di Verona si era presa con il nostro Comune. Si era stabilito che con l’apertura dello Sprar per l’accoglienza di una percentuale del 3 per mille di richiedenti asilo sulla base della popolazione residente, ci sarebbe stata la chiusura del Cas che era stato aperto d’autorità dalla Prefettura sulla base delle strutture che si erano rese disponili. Do merito al prefetto Salvatore Mulas di aver rispettato la parola data e posso presentarmi con altrettanto orgoglio ai cittadini per dire che l’impregno preso è stato rispettato nei tempi compatibili con la nuova sistemazione dei profughi», aggiunge il primo cittadino. A Branchetto erano ospitati una trentina di richiedenti asilo, mentre lo Sprar di Corbiolo è stato aperto lo scorso novembre. In sei mesi l’operazione di chiusura del Cas è stata portata a termine, come tutti auspicavano, «anche se devo riconoscere che la trentina di ospiti, provenienti da diversi paesi africani, non hanno mai creato nessun tipo di problema e anzi sono stati impegnati nei lavori socialmente utili di pulizia e riordino delle strade e delle aree verdi che erano stati loro richiesti. In questo impegno sono ora sostituti dai migranti ospitati a Vaccamozzi nell’ex base Nato di Erbezzo», aggiunge Melotti. «La chiusura del Cas è stata possibile perché il ministero dell’Interno e la Prefettura hanno ritenuto idoneo il progetto che abbiamo presentato a favore dell’inserimento di dieci minorenni, che sono un numero esiguo, frequentano la scuola, sono seguiti da educatori e operatori professionali che lavorano egregiamente per il loro inserimento. Anche i vicini di casa, che erano i più timorosi del loro arrivo, sono felicemente sorpresi della correttezza e della tranquillità dei ragazzi ospiti», aggiunge il sindaco. Con un occhio al portafoglio fa anche due conti veloci: «Mentre dal Cas di Branchetto non arriva un centesimo alle casse comunali, essendo tutto il beneficio a favore del proprietario privato della struttura, per lo Sprar di Corbiolo incassiamo 700 euro all’anno per ogni minorenne ospitato. Il Comune mette a disposizione la struttura che ha in proprietà, ma tutte le spese sono a carico della cooperativa che la gestisce», conclude Melotti. •

V.Z.
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