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06.10.2017

Apre lo Sprar
In arrivo dieci
adolescenti

Gli abitanti di Corbiolo in sala per ascoltare come funzionerà l’accoglienza dei minori  FOTO AMATO
Gli abitanti di Corbiolo in sala per ascoltare come funzionerà l’accoglienza dei minori FOTO AMATO

Partirà a giorni l’accoglienza per lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), o meglio la comunità educativa per minori, perché di questo in effetti si tratta e così è identificata dalla legge regionale. Nell’ex scuola materna adiacente alla chiesa parrocchiale di Corbiolo, sistemata dal Comune per trasformarla in alloggi a disposizione delle necessità della popolazione, si insedieranno dieci minori arrivati non accompagnati come migranti in Italia e richiedenti protezione. Saranno seguiti da una decina di operatori (educatori, psicologi e assistenti sociali) della cooperativa Prassi e Ricerca, tutti giovani assunti tra le professionalità presenti in paese o nel circondario, come era stato chiesto al momento della presentazione del progetto redatto dall’assistente sociale del Comune Silvia Garonzi, in collaborazione con Lorenza Corradi, assessore ai servizi sociali e Loretta Brutti, consigliera delegata alle politiche per la famiglia, pari opportunità, rapporti con le associazioni di volontariato sociale.

Il progetto si è classificato al secondo posto nella graduatoria stilata dal ministero dell’Interno e parte pertanto con tutte le autorizzazioni e i vantaggi che ne derivano, come hanno spiegato alla popolazione radunata in teatro il sindaco Claudio Melotti, Matteo Mennini, presidente dell’Associazione bambini più diritti onlus chiamato come supervisore e formatore dell’équipe e Thomas Bazzani, che ne fa parte.

«I nostri obiettivi sono anzitutto di accogliere i minori che ci sono affidati; poi di tutelare le persone che vi lavorano e chi ci viene in contatto e infine di tutelare l’intera comunità di Corbiolo», ha premesso il sindaco, che ha riassunto le ragioni della scelta.

«Abbiamo un Centro di accoglienza straordinario a Branchetto nella struttura dell’ex impianto di risalita che ospita da un anno e mezzo una quarantina di migranti. Il paese ha numerose altre strutture simili dismesse e che fanno gola, come si sta verificando a Erbezzo, dove ne sono destinati 80, e a Sant’Anna d’Alfaedo, dove la prefettura ne ha previsti altri 50. Abbiamo scelto lo Sprar che limita la presenza di migranti al tre per mille della popolazione. Ne arrivano quindi solo 10 e i 38 che sono presenti a Branchetto sono destinati ad essere trasferiti a scaglioni, la prima decina già da ottobre. Per la verità non ci hanno finora creato nessun problema, anche grazie alla presenza vigile dei nostri carabinieri che hanno subito allontano gli elementi più turbolenti. Tutti vedono ogni giorno gli otto migranti che hanno accettato di lavorare per il Comune e pur con i loro tempi hanno finora fatto sempre un ottimo lavoro di sistemazione e pulizia dei posti dove sono stati impiegati», ha precisato il sindaco.

«Con lo Sprar abbiamo scelto il male minore, se di male si deve parlare, perché con i migranti presenti a Branchetto sono entrate nelle casse del Comune finora 20 mila euro solo per il 2016, soldi che non abbiamo chiesto e non aspettavamo, ma che ci sono stati utili per alcuni casi sociali del paese (10mila) e il resto per le associazioni. Lo Sprar non ci costa nulla perché mettiamo a disposizione la struttura che copre il 5 per cento del costo che sarebbe a carico del Comune, mentre riceveremo 700 euro all’anno per ogni ragazzo ospitato».

«Sono convinto di aver fatto la scelta giusta, anche alla luce di quello che sta succedendo vicino a noi», ha ribadito Melotti, «non potremo mai escludere che avremo dei problemi, ma questo non lo possiamo dire neanche dei nostri figli».

Mennini ha spiegato il progetto illustrando il fatto che la scelta di insediamento in un piccolo paese, dove esiste un tessuto sociale solidale e più resistente, è la migliore rispetto alla grande città per il maggior coinvolgimento che si riesce ad ottenere.

«L’idea dello Sprar non è nuova, è nata in realtà 17 anni fa, è ampiamente sperimentata, all’avanguardia in Europa nei progetti di integrazione sociale, e che sta dando un crescendo di risultati al punto che viene applicata ai minori non accompagnati, categoria fragilissima e difficile, ma in vertiginoso aumento».

I pilastri dello Sprar sono di mettere al centro la proposta educativa e di lavorare in maniera individuale su ciascun soggetto per farne uscire le potenzialità: «C’è un periodo di rodaggio dove servirà più pazienza, ma gli educatori sono preparati, che lavorano per rendere le persone autonome», ha precisato.

Vittorio Zambaldo
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