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06.02.2019

Togliere tutti i tetti di amianto «Ma c’è chi non collabora»

Il Comune in prima linea nel controllare le coperture in amianto ancora presenti sugli edifici di proprietà privata a San Martino Buon Albergo, tanto è vero che attualmente sono 14 i casi monitorati dal settore Ecologia. In base al decreto ministeriale del 6 settembre 1994 e della delibera di Giunta regionale 265 del 2011, i proprietari di edifici con coperture in fibrocemento contenente amianto, comunemente chiamato Eternit, sono stati recentemente sollecitati a verificare l’indice di degrado e lo stato di bonifica dei tetti di fabbricati coperti con lastre piane o ondulate di amianto. «Su questo tema siamo molto sensibili», dichiara il vicesindaco e assessore all’Ecologia Mauro Gaspari, «anche se è bene sapere che non sempre è necessario rimuovere un tetto in amianto. Attualmente sono aperte 14 pratiche. Per alcune, il privato proprietario, in base al grado di deterioramento della copertura, deve comunicare ogni due anni lo stato del tetto; per altre, i proprietari di un tetto in amianto avente un indice di deterioramento più alto, devono bonificare la copertura entro tre anni, ma nei casi più gravi è prevista entro dodici mesi la rimozione del tetto in fibrocemento contenente amianto per evitare guai alla salute». «Vanno purtroppo registrati casi in cui i privati non dimostrano la volontà di collaborare», fa sapere il vicesindaco Gaspari, «nonostante la delicatezza del tema, tanto è vero che un’ordinanza del Comune del primo giugno 2017, avente per oggetto la richiesta di indagini ambientali, è stata respinta da un proprietario di edificio con una copertura in Eternit ricorrendo al Tribunale amministrativo regionale. In questo caso, l’amministrazione comunale si è costituita per resistere in giudizio». Le sanzioni previste dalla legge per chi non rispetta i provvedimenti comunali sono di seimila euro, indipendentemente dalla superficie oggetto del provvedimento di smantellamento e bonifica. «Va ricordato», prosegue Gaspari, «che come ben evidenziato dal rapporto 2018 di Legambiente «Liberi dall’amianto», il numero esiguo di impianti di smaltimento presenti nelle Regioni incide sia sui costi di smaltimento che sui tempi di rimozione di questo materiale e ciò aumenta potenzialmente il rischio che qualche incivile abbandoni lastre di amianto nei fossati e lungo le strade periferiche. È importante potenziare la creazione di impianti di smaltimento su tutto il territorio nazionale. Infine ricordo che ogni anno l’Inail prevede dei bandi a fondo perduto per le aziende che decidano di rimuovere l’amianto dalle coperture dei propri edifici e per incentivare lo smaltimento di questo rifiuto speciale, sono inoltre previste varie agevolazioni e sgravi fiscali», conclude il vicesindaco Gaspari. •

V.Z.
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