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20.02.2018

Scrutatori, è polemica sulle nomine

Scrutatori al lavoro durante una precedente tornata elettorale:  è polemica sulla loro nomina
Scrutatori al lavoro durante una precedente tornata elettorale: è polemica sulla loro nomina

A due settimane dal voto per le politiche del 4 marzo, scoppia la polemica sulla scelta degli scrutatori e i tre capigruppo di minoranza in Consiglio comunale, Claudio Ferrarini, Umberto Toffalini e Gianluca Zanini dissentono sulla procedura di nomina che viene fatta dalla commissione elettorale. Della commissione fa parte Ferrarini come rappresentante di minoranza, mentre sono Vittorio Castagna, Elena Lucia Zumerle e il sindaco Franco De Santi, in qualità di presidente di commissione, i rappresentanti di maggioranza. La procedura adottata finora prevede che i 56 scrutatori (4 per seggio) siano scelti fra i 600 che si sono iscritti, entro fine novembre di ogni anno, nell’elenco depositato in municipio: i due terzi (37) vengono nominati dalla maggioranza e un terzo (19) dalla minoranza. Era sempre accaduto finora che i rappresentanti di ciascun gruppo si presentassero con un elenco di nomi e che su quelle indicazioni venissero decisi gli incarichi. «A inizio seduta della commissione elettorale ho chiesto che si discutesse non tanto del numero che la maggioranza era disposta a riconoscere, da 19 a 24, otto per ognuno dei tre gruppi presenti in Consiglio, quanto di entrare nel merito del sistema di selezione», riferisce Ferrarini, «ma mi è stato risposto che la procedura sarebbe rimasta invariata mentre c’era disponibilità a riconoscere una maggior rappresentatività alle minoranze». «Ho proposto che la quota di minoranza sia nominata con il criterio della casualità: ogni 10 numeri della lista se ne scegliesse uno, perché non volevo che la nomina fosse sfiorata dal dubbio che gli scrutatori vengano scelti come si fa per i rappresentanti di lista. Non mi pare corretto, com’è successo, che qualcuno mi telefoni per chiedermi di spendere il suo nome nella nomina a scrutatore. Il gruzzolo che deriva dai tre giorni di lavoro, è giusto che venga assegnato a chi ne ha più bisogno, non a chi è più amico», spiega Ferrarini. Toffalini riconosce che il sistema era in vigore anche quando lui era in maggioranza, «ma è ora che la politica torni ad essere piacevole per la gente, che chiede ci sia trasparenza anche in queste piccole cose. Non credo che ci sia malafede e sono convinto che tutti i nominati fanno precedere l’aspetto istituzionale alle proprie convinzioni politiche, ma sarebbe giusto dare una svolta orientandosi verso persone capaci di rappresentare le istituzioni in maniera corretta e precisa». La posizione è condivisa da Zanini: «Ho segnalato la cosa alle autorità perché ho la percezione che questo modo di fare allontani la gente dalla politica. Ogni scelta che si fa è un torto nei confronti di qualcun altro ed è grave che ci siano amministratori che girano con l’elenco degli scrutatori in tasca: è chiaro che 37 persone sono state favorite e questi pochi spiccioli alla fine dei cinque anni, visto che ogni anno c’è un’ elezione, rappresentano un legame difficile da sciogliere. Vorremmo che questo sistema di nomina venisse abbandonato». I tre capigruppo concordano su questo: «È l’occasione di dimostrare che sui principi genuini di politica nuova le minoranze si incontrano e condividono una linea comune: tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti», conclude Ferrarini. •

Vittorio Zambaldo
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