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24.02.2018

Oggi l’addio al maestro e alpino Pietro Ferrarini

A San Martino e in tanti paesi della montagna e della pianura veronese ricorderanno il maestro e cavaliere Pietro Ferrarini, morto a 92 anni mercoledì alla casa di riposo San Giuseppe e il cui funerale sarà celebrato oggi alle 10.30 nella chiesa di San Martino vescovo. Nato nel 1925 e scampato al fronte per la giovane età, era però stato costretto a lavorare nello scavo di trincee per impedire che venisse arruolato nella Resistenza. Finita la guerra arrivò il diploma magistrale e l’abilitazione all’insegnamento con destinazione Velo, San Francesco, Camposilvano. Saliva il lunedì mattina presto e tornava a casa il sabato pomeriggio: a scuola in inverno lo aspettavano con gli sci o le ciaspole, come arrivavano i bambini in quegli inverni di grandi nevicate. Poi il trasferimento in zone di pianura, prima del definitivo incarico a San Martino alle scuole Salgari, dove rimase fino alla pensione, nel 1980. Era maestro severo, ma si vantava di non aver mai alzato le mani sui bambini, metodo educativo che in quegli anni non era raro, e tanti suoi allievi lo ricordano ancora con affetto. Quelli di quinta elementare, classe 1957, hanno continuato a incontrarsi e a invitarlo alla loro festa: l’inizio di ogni incontro era scandito dall’appello, per mettere alla prova il vecchio maestro se ancora ricordava nell’ordine i nomi. «Ha sempre partecipato volentieri finché la malattia glielo ha permesso», racconta il figlio Paolo, «ma la classe era talmente affezionata a lui che anche quando non ha più partecipato negli ultimi anni, sono stato invitato io come suo figlio». Si era sposato con Carla, ragazza che aveva conosciuto a Velo ma che morì giovane, quando il figlio Paolo era appena dodicenne. Ci fu poi nel 1974 il secondo matrimonio con Irma, con cui ha vissuto gli ultimi anni. Rimasto nuovamente vedovo, decise di entrare nella casa di riposo che vedeva come una seconda famiglia, perché la sua abitazione confinava con il cortile dell’ospizio. Aveva il permesso di continuare a frequentare la sua casa, dove andava volentieri durante il giorno. Molti a San Martino lo ricordano anche per il suo ventennale incarico di capogruppo degli Alpini: durante il suo mandato il sodalizio ottenne la sua prima sede ufficiale in Corte Cavour, che ha preceduto per anni l’attuale sistemazione nella Baita di Borgo della Vittoria. Per tutti è rimasto il maestro e l’alpino, figura amata, rispettata e rimpianta. •

V.Z.
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