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mercoledì, 21 novembre 2018

Maria Finetto, la super nonna che ha visto nascere il sindaco

Cent’anni li ha compiuti ieri, ma lo spirito di Maria Finetto è quello del Leone, il suo segno zodiacale: una vera leonessa capace di comandare ancora a bacchetta la figlia Bruna, la nipote Monica, la bisnipote Alice e la trisnipote Noemi: cinque generazioni, tutte di primogenite, a parte la capostipite, racchiuse fra 100 e sei anni. L’hanno festeggiata i figli Bruna e Luigi con i quattro nipoti, i sei pronipoti, la piccola Noemi, il sindaco di San Martino Buon Albergo, Franco De Santi, che è nato nella stessa Corte Garibaldi dove viveva Maria. «Mi ha raccontato di avermi visto nascere perché era molto amica della mia mamma ed era in casa nostra quel giorno», racconta il primo cittadino più emozionato della centenaria alla quale ha appuntato sul vestito la spilla del Martino d’oro, il riconoscimento offerto dall’amministrazione comunale ai centenari del paese e a quanti si distinguono per impegno sociale, culturale, civile e sportivo. «E sono doppiamente felice perché 65 anni fa mi ha visto nascere e se lo ricorda ancora», aggiunge De Santi. Nonna Maria, ospite da nove anni della casa di riposo San Giuseppe, a causa delle gambe malferme, è in compenso sorretta da una mente lucidissima e ancora in grado di dispensare consigli e farsi benvolere. Il segreto della sua longevità? «Mi hanno voluto bene tutti. Anche il Signore, per farmi arrivare così vecchia», rivela con ironia la festeggiata. Oggi è trattata come una regima dal personale della struttura, che i parenti non finiscono di ringraziare. Ma non ha avuto una vita facile: la mamma morì per un'infezione causata da uno stocco, un fusto di mais che le si conficcò in una gamba, quando Maria aveva tre anni e Augusta, la sua sorellina più piccola, appena uno. Il papà, che aveva altri tre bambini, il più grande dei quali di soli 10 anni, diede Maria e Augusta in affidamento a due sorelle della moglie che abitavano entrambe a Badia Calavena, ma in località diverse. Così le due piccole, separate quasi subito, si ritrovarono a scuola senza conoscersi. Fu la maestra, che insegnava in una pluriclasse, a scoprire che erano sorelle dai dati anagrafici dei genitori. Le due bambine erano anche finite in situazioni familiari diverse. Augusta coccolata come figlia unica di una coppia senza figli, era trattata da regina. Maria, invece, in casa di una zia vedova, dovette affrontare altre difficoltà per la miseria e la fame: ricorda ancora che la sua bambola, che si portava al pascolo con le pecore, era un pezzo di legna da ardere coperto con uno straccio. A 14 anni il papà andò a riprenderla per mandarla a servizio in una famiglia benestante, come si usava allora, e Maria nascose la sua vera età raccontando di essere diciassettenne pur di essere presa a lavorare. Si sposò nel 1941 con Dario Arvelli, rimanendo poi vedova 38 anni fa, ed ha sempre lavorato, sempre come collaboratrice familiare, anche in altre famiglie. •